| LETTERE
AL REGISTA E COMMENTI DEGLI SPETTATORI
Saronno,
29 gennaio 2010
Sono tornata
da poco da questo bellissimo evento, dalla proiezione di questo
tuo bellissimo film-documento e sento la necessità di
dire Grazie!
Non so trovare ora le parole giuste, ma voglio esprimere solo
la mia gratitudine per questa cosa bellissima che hai fatto
e ci hai regalato. Sono venuta alla proiezione di questo film
come mamma, sensibile a questa "problematica" o "tematica"
(uso le virgolette), ma davvero ciò che ho ricevuto è
stato cento volte più grande di quello che mi aspettavo...grazie
ancora. Serata illuminante e luminosa!
Pisa,
25 gennaio 2010
Caro Claudio,
Mi chiamo Chiara ho trentun'anni e ho avuto il piacere di vedere
il tuo film due sere fa in una proiezione organizzata da Arcigay
e Arcilesbica presso il cinema Arsenale di Pisa.
So che impegni di lavoro ti hanno impedito di partecipare, per
questo ti scrivo per farti avere il mio "grazie".
Io mi ritengo piuttosto fortunata: mentre guardavo il tuo film
ero seduta tra la mia ragazza e sua madre, mia suocera che ha
cominciato un pò di anni fa a chiamarmi affettuosamente
e ironicamente la sua "nuorina".
Io e Francesca siamo fidanzate da più di undici anni
e le nostre madri ci hanno fatto fare una specie di coming out
a rovescio: sono state loro a dire a noi che avevano capito
che la nostra non era un'amicizia. Sono state brave e intelligenti
hanno saputo superare da sole, senza aiuto, tutte quelle fasi
descritte così bene dal tuo film.
A noi due di tutto questo travagliato e probabilmente sofferto
percorso non è arrivato niente, però. Dalle nostre
madri abbiamo ricevuto in dono inviti per il cenone di Natale,
regali di compleanno, reazioni indignate di fronte al telegiornale
della sera che annunciava il family day, affetto, sostegno,
aiuto.
Ne io ne Francesca ci siamo mai sentite rivolgere una frase
anche timida che potesse mettere in discussione le nostre scelte.
Non hanno provato neanche a dire:- sei sicura?- non si sono
sognate di dirci :- avrai un sacco di problemi-.
Solo davanti al tuo film ho capito ciò che fino ad allora
avevo solo vagamente intuito però: che probabilmente
tutti i dubbi, le resistenze, le rigidità, i pregiudizi
espressi nel documentario dalle mamme e papà AGEDO erano
anche di mia madre, anche di Lucia la madre di Francesca.
Entrambe si sono fatte la strada da sole senza chiedere aiuto
neanche a noi, entrambe hanno saputo superare i loro stessi
limiti, l'educazione ricevuta e il giudizio degli altri.
I nostri padri in questa storia sono assenti. Il mio è
un' assente giustificato è morto proprio nell'anno in
cui io ho conosciuto Francesca, il suo vive da molti anni in
un'altra città dopo essersi separato dalla moglie e sull'argomento
fa ancora orecchie da mercante.
Mi chiedo spesso che reazione avrebbe avuto mio padre di fronte
alla mia omosessualità. Il padre che gli somiglia di
più tra quelli del film credo sia Tim: ironico, apparentemente
razionale e distaccato ma pro-fondamente sensibile e, nonostante
tutta la sua cultura ed educazione, legato a modelli di genere
rigidi, certi.
Credo che in Italia la geografia abbia molta importanza: le
nostre brave mamme sono mamme Toscane, ironiche, poco inclini
alla tragedia e portate piuttosto a buttarsi sulla commedia...qui
non sono molti i preti che consigliano di "pregare, piangere
e dire molte messe" ai genitori con un figlio gay, il mio
gruppo scout, al contrario di quello di Cristina, dove sia io
che Francesca abbiamo lavorato per anni è stato il primo
ambiente dove siamo state riconosciute apertamente come una
coppia da tutti.
Di fronte ai racconti dei miei amici di madri che svengono alla
notizia "sono gay", di padri che minacciano e diseredano...fino
a l'altra sera alzavo le spalle e mi dicevo:- io sono fortunata-.
Da quando ho visto il film mi è venuto in mente che ciò
che io ho chiamato per anni "fortuna" è invece
l'impegno e l'affetto quotidiano delle nostre madri e di tutti
quelli che ci sono stati accanto, mi è venuto in mente
che dovrei fare di più e ringraziarli ogni tanto per
la mia "fortuna".
Tutti probabilmente dovremmo fare di più e, ancora una
volta, ringrazio te e l'AGEDO per avermelo fatto capire.
Spero che il tuo film continui ad essere proiettato in giro,
spero che venga proiettato in molte scuole, mi sembra la cosa
più importante, io da parte mia ne ho acquistato due
copie e ho intenzione di farle circolare parecchio....
buon lavoro e buona fortuna
Chiara
Nota
del regista: ho risposto a Chiara osservando tra l'altro: "Grazie
quindi perchè non sei "scappata" dietro un
semplicistico "bello, ma a me non interessa perchè
è andata liscia con mia mamma, e non dovremmo continuare
a metterla giù così dura". La prova che hai
ragione a leggere il film come hai fatto, è che commuove
e coinvolge genitori e figli che gay non sono. Credo che sia
importante mettere il tuo commento sul sito del film perchè
idealmente risponde ad altri commenti. Posso pubblicarlo?"
Caro Claudio,
Ti ringrazio per la risposta. Devo dirti che non mi sorprende
scoprire che tanti ragazzi fanno fatica a dare una lettura che
vada al di la di uno schema semplicistico del film. Ho scoperto
negli anni che spesso siamo proprio noi gay e lesbiche ad adottare
i punti di vista più rigidi, a negare le sfumature, le
contraddizioni, i paradossi della realtà in cui ci "tocca"
vivere. Credo che sia un inevitabile meccanismo di difesa, il
caso dei genitori è il più emblematico: non è
facile accettare anche in età adulta che un padre o una
madre non ti accetta in senso pieno, che non sa capirti perchè
viene da un mondo e da un vissuto totalmente diverso dal tuo.
La mia "età adulta" è iniziata proprio
lì: quando ho capito, su questo come su altri temi, che
ero io a dover prendere per mano mia madre e mio padre perchè
da soli oltre non potevano andare....penso anche che un figlio
che sa fare questo lo deve innanzitutto ai suoi genitori. I
miei mi hanno insegnato ad essere sempre me stessa, a ragionare
con la mia testa, a cercare di migliorarmi, a lottare per trovare
la mia strada. Certo erano due persone semplici: mio padre era
un ferroviere, mia madre una casalinga...non credo che pensassero
mentre mi crescevano che un giorno questi insegnamenti mi sarebbero
serviti per vivere serenamente la mia vita affettiva con una
donna! Ma a loro va il merito di non aver fatto un'errore fondamentale.
Ho sentito dire che educare è "tirare fuori"
non "mettere dentro", un buon genitore non dovrebbe
cercare di crescere un figlio "come secondo lui dovrebbe
essere" caricandolo di aspettative, proiettando su di lui
progetti e sogni suoi. Dovrebbe aiutarlo a trovare la sua unicità,
a valorizzare quelle cose che lo rendono diverso dagli altri
e per questo speciale. I miei ci sono riusciti senza avere una
grande preparazione ne una grande cultura...non sono mancati
errori, ostacoli, momenti difficili, tempeste e litigi..ma ai
miei piaceva il dialogo: mio padre era un uomo curioso, ogni
volta che dicevo qualcosa che a lui sembrava strano o inusuale
invece di censurarmi o reprimermi piegava la testa di lato e
diceva:- spiegami un pò, mettiamoci seduti e discutiamone-.
Credo che questo sia anche il segreto del tuo film, è
il "ponte" di cui parla una delle mamme AGEDO, è
il "siamo fortunati perchè i nostri figli ce lo
hanno detto" di cui discute TIM ad un certo punto. E' un'insegnamento
che va al di là della questione omosessuale, dovrebbe
essere colto da tutti i genitori non solo dai nostri.
Nella mia esperienza ha contato molto anche il fatto che le
nostre madri si sono confrontate con due "persone"
non con il concetto astratto dell'omosessualità. Mia
madre mi disse:- ma portala a cena, questa Francesca, che così
la conosco- e credo che per lei non fu facile dirlo. Ma una
volta sedute tutte e tre a tavola si rese conto che aveva davanti
una persona buona, generosa e sensibile che voleva bene a sua
figlia: questo spesso basta per sconfiggere qualunque pregiudizio.
Mi sono dilungata nuovamente e me ne scuso..credo che tu abbia
capito che il tema mi tocca in modo particolare e mi sta molto
a cuore. Puoi pubblicare tranquillamente il mio commento se
ti sembra utile, non c'è bisogno che tu tolga nomi o
altro, ma taglia pure quello che ti sembra superfluo se vuoi.
Ancora mille auguri e buon lavoro
Chiara, Pisa
Pisa,
21 gennaio 2010
Caro Claudio,
avrei voluto scriverti a caldo subito dopo il film poi fra il
lavoro e problemi di posta...
qunato ci è piaciuto! nella sala piena, si rideva e si
piangeva. Davvero ci hai fatto entrare nei sentimenti di questi
genitori amorevoli e coraggiosi (e non si sentiva la presenza
della telecamera)!
Persino le Assessore del Comune e della Provincia di Pisa che
hanno patrocinato l'iniziativa e sono rimaste tutto il tempo
hanno apprezzato molto. Anche gli interventi sono stati interessanti:
quello di Marco Buzzetti
innanzitutto, poi quello di due ragazze (Barbara e ...non ricordo)
dell'associazione Famiglie arcobaleno che stanno insieme da
cinque anni e pensano di avere un(a) figlio/a. Non è
detto che i genitori di gay e lesb=
iche non possano avere nipoti! ;-) Anche dalla sala ci sono
stati interventi di apprezzamento.
Ovviamente in introduzione abbiamo letto la tua bellissima lettera
di saluto.
Davvero è possibile mettersi in discussione, crescere
insieme e cambiare! Molte di noi hanno comprato il dvd (io personalmente
con l'intenzione di farlo vedere alla mia mamma che sa di me
ma non ho ben capito ancora cosa prova). Quindi ancora grazie
Claudio (se vuoi puoi mettere parte di questo commento sul
sito) e complimenti!
Francesca e tutta Arcilesbica Pisa
commento
comparso il 5 dicembre 2009 su O.L.I. Osservatorio
Ligure sulla Informazione
Civiltà
Due volte genitori
Il regista Claudio Cipelletti racconta che alla proiezione romana
di “Due volte genitori”, rivolta ai parlamentari,
ne erano presenti solo quattro. Tra loro Paola Concia che, a
fine film, è scoppiata in lacrime. “Piangeva la
perdita di un padre e di una madre avvenuta prima di poter dir
loro di essere lesbica.”
Circolo Zenzero, 25 novembre. La sala contiene a stento tutti
i presenti. Ci si siede anche in terra. Nel documentario dell’AGEDO,
l’esperienza di alcuni genitori di gay e lesbiche. Loro
hanno saputo. E accompagnano i presenti in un percorso di consapevolezza
dove c’è dolore. Ma anche la felicità insieme
ai propri figli. Si raccontano per offrire a chi vede la chiave
per abbattere le frontiere che persistono in Italia tra omosessuali
e etero. Padri e madri che scoprono per caso che il loro figlio
è gay, che aprono i cassetti, sfogliano diari, oppure
si trovano con il figlio che si dichiara all’improvviso
per lettera, oppure faccia a faccia. Raccontano di essere davanti
all’immagine di un figlio che sparisce dall’orizzonte,
come una dissolvenza incrociata, tra il prima e il nuovo. Il
documentario percorre le fasi della scoperta attraverso le riprese
del gruppo terapeutico nel quale i genitori si esprimono. Immediata
è l’empatia dello spettatore che, attraverso primi
piani e r acconto, viene accompagnato nelle storie dei singoli.
C’è spazio per tutto, per ridere e per piangere.
E per rinascere, loro per primi, insieme al figlio. C’è
la storia di Cristina che, dopo l’outing nel suo gruppo
scout, si è vista togliere tutti gli incarichi e che,
cercando conforto dal suo vescovo, si sente dire che “gli
omosessuali non rientrano nel progetto di dio”. C’è
chi si chiede dove ha sbagliato e pensa di far causa alla Chicco
perché ha letto che nei ciucci forse è stato messo
un elemento determinante per la sua omosessualità. E
ancora chi stacca dalla porta tutte le foto del figlio bambino,
perché quel figlio non esiste più. E i pranzi
di famiglia ripresi dalla telecamera nei quali si ripensa insieme
a ciò che è stato. A fare da cerniera, gli episodi
del viaggio in treno di una madre che parla di omosessualità
con i suoi compagni di scompartimento. I volti dei passeggeri
oscurati alla telecamera, in chiaro a chi guarda solo la faccia
della donna e le conversazioni: “Ma suo figlio non ha
cambiato idea?”, “Non può cambiare idea!
Lui è così”. Torna, nello scompartimento,
l’omosessualità come malattia, come evento da sopportare
ad una certa distanza. Quindi la banalizzazione estrema delle
ragioni per le quali l’omosessuale non può essere
accettato. La madre spiega paziente ai viaggiatori la sua storia,
colorando una maglietta per il Pride.
A fine proiezione i presenti in sala sono immobili. Passano
parecchi minuti perché torni la parola. Poi qualcuno
fa notare che spesso i genitori sono abitati da certezze: “Ho
investito su di lui. Ho mappato tutto il territorio. So come
sarà. Prima o poi questo investimento è destinato
alla bancarotta”.
Dell’idea di amore e dell’essere amati non si riesce
a parlare. Ma “Due volte genitori” ne dà
una traccia importante, insieme ad una strada che abolisce l’ambiguità
della parola tolleranza e diverso dai nostri orizzonti. (g.p.)
Milano,
7 ottobre 2009
Ciao Claudio,
sono Chiara, ci siamo conosciuti lunedì sera, alla proiezione
del tuo film. Ero con Tim, Mauro e Benny.
In questo pomeriggio pieno di sole mi è venuta voglia
di scriverti.
Ho ripensato moltissimo al tuo film e ho ringraziato Tim per
l'opportunità che mi ha dato nell'invitarci alla proiezione.
Mi sono sentita molto, molto fortunata.
Ho trovato il tuo film di una bellezza commovente. E' delicato,
pieno di passione, dolore, semplice e nello stesso tempo disarmante,
come tutte le cose autentiche ed essenziali.
Come ho scritto a Tim, permettere ad altri di entrare in una
sfera così intima e intensa è stato un atto di
coraggio che solo oggi, a “mente fredda”, riconosco
in tutto il suo valore. Entrare in relazione con la “diversità”
è entrare in un luogo e in uno spazio privilegiato per
guardare dentro noi stessi, guardare le proprie maschere e decidere,
poi, se farle cadere oppure no. Penso che l'universo omosessuale
venga troppo spesso descritto e fotografato in modo "pittoresco",
romantico, tragico, lirico, ma forse per questo troppo lontano.
Del tuo film mi è piaciuta la dolcezza e la pazienza
con cui ci hai preso per mano e ci hai accompagnati nel mondo
delle emozioni, ansie, paure, scommesse, speranze di persone
nelle quali tutti possono riconoscersi. Anche chi non è
ancora madre, anche chi non ha figli omosessuali. E' stato come
togliere un velo, almeno provare a guardare oltre. Da questo
punto di vista credo che possa offire un momento di riflessione
importante per tutti, anche nei percorsi alla genitorialità.
Ho pensato con sgomento al fatto -ed è assolutamente
vero- che in nessun manuale "per i genitori" si faccia
cenno alla relazione con i figli omosessuali (...e siamo nel
2009!). La solitudine nel muovere i primi passi in una terra
sconosciuta mi è sembrata davvero un fardello troppo
pesante.
Rimettersi in gioco, da genitori adulti (con tutti gli stereotipi
e le rigidità legate allo status di adulto) mi è
sembrato un atto di amore e infinito rispetto, che passa attraverso
il conto obbligato della sofferenza.
Ieri sera, parlando del film con un mio amico, ho paragonato
l'esperienza di lunedì a quella del viaggio. So che la
metafora del viaggio è abusata, e che oggi, forse, si
viaggia "davvero" molto poco. Ma i viaggi, quelli
veri, non terminano quando torni a casa e posi sul pavimento
le valigie. Continuano, nell'assaporare i ricordi, nel rivivere
le emozioni, per settimane, mesi, a volte per tutta la vita.
Il tuo film ha aperto una finestra, ha smosso emozioni, ha messo
disordine tra i miei pensieri ordinati: una condizione che sento
e voglio alimentare. Sono tante le cose che vorrei scriverti,
ma ti lascio, prima di salutarti, con la sorta di “promessa/scommessa”
che ho scritto anche a Tim.
Forse è vero, come dicevamo al pub, che ci vorranno delle
generazioni perché in Italia cambi qualcosa. E in questo
senso mi sento di scommettere poco sui partiti.
Ma sulla politica sì, nel suo significato più
autentico, in quel fare politica che nasce dal confronto e dal
dialogo fatto per strada, nelle scuole, al supermercato, al
lavoro, tra gli scaffali di una libreria, sui sedili di un treno,
attorno al tavolo di un bar. Credo che si possa partire anche
da lì, ogni giorno, per poter pensare di cambiare qualcosa,
con un lavoro lento, paziente, forse un po’ sommerso.
In questi due giorni ho mosso dubbi e curiosità, tanti
dei miei colleghi, dei miei amici voglio assolutamente vedere
il film. Lo so, è poco. Ma è già qualcosa.
(per ora, è ovvio, sto cercando di capire come proporlo
in un circuito più "visibile". Se ti va ne
possiamo parlare)
Un abbraccio
Chiara, Milano
Udine,
27 settembre 2009 Buon
giorno,
Sono Daniele Brosolo, presidente dell'Arcigay Udine (...) mi
sto attivando per far proiettare il film in una sala cinematografica
qui a Udine.
Il regista mi ha inviato una copia del film a casa, e oggi ho
voluto vederlo assieme a mia madre. Questa mia mail vuole essere
un ringraziamento, non fatto dal presidente di un'associazione
Gay, ma da un figlio omosessuale. Gazie infinite di cuore!
Durante la visione del film né io né mia madre
abbiamo commentato le scene, o le testimonianze, ma una volta
finito il film abbiamo parlato e ci siamo avvicinati più
di quanto non abbiamo mai fatto prima; ci siamo abbracciati,
abbiamo pianto, e siamo rimasti abbracciati per molto tempo;
senza dirci nulla ci siamo detti tutto. Quando ci siamo asciugati
gli occhi mia madre mi ha detto che l'unica cosa di cui ha veramente
paura è che mi facciano del male, che sono suo figlio
indipendentemente da tutto il resto. Queste parole credo che
le porterò con me per tutto la vita, e mi ha fatto sentire
mia madre nuovamente vicina dopo molti anni, vale a dire da
quando, sei anni fa, gli ho detto di essere omosessuale. Mia
madre è molto cattolica e fortemente credente, quindi
per lei è stato ancora più dura accettarmi, in
quanto quello che sono va contro tutte le sue convinzioni. Ma
mi ha detto una cosa in particolare che voglio condividere,
perchè credo sia importante: "Noi crediamo di sapere
quale sia il disegno del Signore, ma in realtà non ne
conosciamo nemmo una piccola parte, e quindi dovremmo cercare
di non sentenziare su questo o quello, senza riflettere."
Quindi volevo ringraziarvi, grazie ancora perche' con il vostro
film sono riuscito ad abbattere un muro di incomprensioni, e
ritrovare una delle persone piu' importanti della mia vita.
Daniele.
Milano, 22 settembre
2009
Ciao Claudio
sono Paolo, un ragazzo seduto in seconda fila che hai saputo tenere
incollato e interessato alla proiezione , tutto d' un fiato !
Una breve email a caldo dopo aver visto stasera il tuo documentario.
E' davvero arrivato dritto, dritto al centro, del cuore prima
e del cervello poi.
In maniera apparentemente semplice, vera, ironica hai saputo emozionarmi
e divertirmi nel contempo. Io che "odio" i "documentari...."
Faro' il possibile per pubblicizzarti tra conoscenti, amici e
sconosciuti ..
Mi spiace solo che le copie del dvd fossero finite ma ne comprero'
una copia in libreria, come suggerito.
Ciao, Paolo
Genova, 6 settembre 2009
Caro Claudio,
sono Camilla, una ragazza lesbica di Genova.
Ho visto per la prima volta il documentario "due volte
genitori" questa estate a Grosseto, alla Festambiente.
Volevo esprimere la mia opinione a riguardo, dopo averci riflettuto
a lungo.
Immediatamente dopo il film, la sensazione è quella di
commozione, in qualche frangente mi è capitato proprio
di versare qualche lacrima, le storie sono coinvolgenti e le
alternanze dei genitori sono molto ben strutturate.
A tratti si sorride anche, i racconti sono intimi e decisamente
profondi, quindi il coinvolgimento è assicurato.
Ma veniamo ora alla sensazione che inizialmente passa inosservata,
ma che nel tempo si fa strada fino a consolidare una precisa
constatazione: tra tutte le testimonianze da voi raccolte e
raccontate, non ne esiste neanche una relativa a qualche genitore
che abbia accolto di buon grado il coming out della figlia o
del figlio.
E ripeto, inizialmente ciò passa inosservato, perchè
si è travolti dalle ondate di emozioni melodrammatiche!
Poi però ho dovuto davvero prendere atto di questa, a
mio parere, grave mancanza, e spiego perchè la ritengo
grave.
Il totale delle persone che hanno testimoniato, in qualche modo
rappresenta una percentuale di realtà, e non inserire
un genitore "felice", ma intendo immediatamente felice,
se così si può dire, significa escludere a priori
questa possibilità, per chiunque osservi il film.
Di conseguenza, si giustifica, in qualche modo, una omofobia
"di passaggio" (perchè tutti fanno così!!),
tra il momento del coming out e la successiva "accettazione".
Non penso sia questo il messaggio da trasmettere al pubblico.
L'omofobia, questa sì, è da mostrare come unico
nemico da combattere e come problema da superare e mai accettare
come passaggio verso qualcosa, che dovrebbe, tra l'altro, essere
l'amore per un figlio.
Vero è che la maggior parte delle persone, nella realtà
si comportano come quelle mostrate nel film, ma non è
L'UNICA REALTA'.
Ecco il punto, come ripeto. Mi è dispiaciuto molto che
ad un documentario così toccante, mancasse una parte
così importante, rappresentativa di una minoranza, ma
esistente.
Grazie per l'attenzione,
Camilla
Bologna, 5 settembre 2009
Ciao Claudio,
ieri sera ho assistito con molto interesse alla proiezione del
tuofilm, sicuramente il tuo è un importante contributo
per smuovere le coscienze e le menti ottuse di tanti Italiani.
In effetti come, dicevi anche tu, le cose sono molto peggiorate
in Italia e non poco hanno contribuito i mass media, le televisioni
berlusconiane e chiaramente l'attuale politica oltre all'onnipresenza
della Chiesa.
Un semplice esempio l'ho potuto riscontrare valutando come era
l'apertura mentale dei miei compagni delle superiori, parlo di
circa 33 anni fa, rispetto ai compagni di mia figlia, con mio
stupore ho notato che ora sono più omofobi e, cosa che
non credevo, lo sono anche molte ragazze.
Il tuo film mi ha coinvolto molto anche perché il mio è
un caso particolare, vivo l'omosessualità in prima persona
, nonostante ne sia pienamente consapevole da un paio di anni
, poi per mia figlia, che ci ha
rivelato di essere gay a 18 anni .
Chissà avrà ragione il prete presente nella tua
intervista ? Naturalmente scherzo, anche se probabilmente il fatto
di aver educato mia figlia a non avere pregiudizi può averla
agevolata nel suo
percorso .
Ti saluto e ti auguro successo per il tuo lavoro,
E.
4 agosto 2009
caro
Claudio,
sono un ragazzo di 24 anni.
Meridionale, di un paese estremamente cattolico e con una famiglia
meravigliosa anche se a volte non credo sia così.
Sono passati 5 anni da quando ho fatto il mio primo coming out
e uno da quello con i miei genitori.
ovviamente in casa la notizia è stata a dir poco traumatizzante.
i miei genitori hanno ormai una certa età e certe convinzioni
difficili da modificare.
il loro amore per me è incondizionato ma, hanno messo in
atto una scissione. Il loro figlio e l'omosessuale. Al primo danno
totale appoggio e amore, dal secondo pretendono silenzio.
purtroppo non hanno capito che si tratta della stessa persona
e che mettermi un bavaglio equivale e lasciarmi appassire.
Imporre una politica del non dire significa riconoscere nella
mia condizione un errore della natura (o magari mio), una vergogna
da celare, una personalità da reprimere.
Non è facile riuscire in questo modo a sentirsi sicuri
nell'ambiente che ti circonda: gli amici, i parenti, i colleghi.
Chiuso tra mezze verità e segreti.
La famiglia è la colonna portante per un figlio, ma in
questa maniera non si fa altro che accentuare il senso di emarginazione
e di debolezza di un individuo.
E' ormai la quinta volta che rivedo 2 Volte Genitori.
E' la quinta volta che piango! Per l'ingiustizia dell'ignoranza
e dell'orgoglio.
Per la paura insensata di perdere il rispetto della società,
perchè ancora si pensa che avere un figlio gay è
una vergogna per la famiglia tutta.
E purtroppo ci sono ragazzi e ragazze che soffrono situazioni
peggiori della mia. Forse maltrattati, magari rifiutati, in alcuni
casi sottoposti a cure.
Io mi chiedo se non sarebbe il caso di dire a questi genitori
e anche ai miei, che pensanti responsabilità ricadono sui
loro comportamenti e quanti dolori arrecano alla persona che dovrebbero
amare di più al mondo.
più guardo questo documentario e più in me cresce
la forza per dirgli tutto ciò, spero un giorno di farcela.
grazie
C.
Milano, 8 luglio 2009
Quando ho finito di vederlo ho pensato: "dov'è mia
Madre? Io l'ho abbandonata!"
Giampaolo
Milano, 2 luglio 2009
Caro Claudio,
ieri sera, assieme al mio compagno, ho visto il tuo film al Mexico.
Ero alla proiezione delle 22.00, e volevo ringraziarti per aver
realizzato un film così bello, importante per il mondo
gay, ma non solo. Due miei amici che lo avevano già visto
a Milano alla rassegna di inizio giugno, hanno insistito perchè
lo vedessimo anche noi e ieri sera sono tornati a vederlo pure
loro.
Non ti nascondo che mi sono emozionato fino alle lacrime ascoltando
le testimonianze dei genitori e nello stesso tempo mi sono divertito
per alcune loro esclamazioni (fai sapere alla mamma di Carlotta
che è un mito !! Le sue battute vengono già citate:
"sono piena di cuspidi").
Geniale la trovata della candid alla Nanny Loy e quelle riprese
intorno al tavolo (quelle in casa dei genitori delle due gemelle,
scusa non ricordo il nome di tutti) mi hanno ricordato una delle
più belle inquadrature di Interiors di Woody Allen (la
scena delle sorelle intorno al tavolo); hai fatto percepire la
tensione con quei silenzi e la tenerezza che si scioglie in quell'abbraccio.
Mi auguro che il tuo film abbia la giusta visibilità, non
solo nei circuiti gay. Visto che rimane in cartellone al Mexico
farò di tutto per pubblicizzarlo nel mio piccolo.
Se ti va gira pure questa mail a tutti i genitori-attori e dai
loro da parte mia un forte abbraccio.
Cordialmente
Beppe
Milano, 2 luglio 2009
Ciao Claudio!
Grazie per questo necessario “Due volte genitori”!
Mi chiamo Franck, sono francese. Magari ci siamo già incontrati
tramite una serata del Gruppo Pesce, sono l’ex fidanzato
di Leonardo Mazzanti. E’ Leo che mi ha parlato con molto
entusiasmo del tuo documentario che ho appena visto al cinema
Mexico.
Mi è piaciuto molto. Trovo che il tono sia cosi giusto,
delicato e sensibile. Bello accompagnare i genitori sul loro percorso,
dallo choc di scoprire un figlio gay, fino alla loro accettazione.
Bravo all’eccellente lavoro dell’Agedo che non conoscevo,
i miei sono a Parigi. Bello ricordare che l’amore fa sempre
trovare il coraggio, il modo di adeguare le cose.
Questa serata li, ha testimoniato una vicina del cinema dopo la
proiezione. Era carino vedere che questa donna era capitata li
un po’ per caso, perche segue con fiducia la programmazione
del Mexico, che non viveva nessuna realtà gay ma quanto
era stata sensibile all’umanità del tuo messaggio.
Semplicemente una mamma solidale ad altre mamme.
Trovo che sia molto efficace presentare l’omosessualità
per quello che è nel quotidiano, con naturalezza, simile
a tutte le storie d’amore del mondo, ma con pregiudizi che
complicano le cose davanti all’ignoranza provocata dall’ignoto.
Ignoranza, parola chiave, è questo il nodo da sciogliere.
Interessante la crudeltà delle reazioni durante il Family
Day. Ma, in Europa, è da più di 2000 anni di cultura
cristiana che festeggiamo quotidianamente il culto della famiglia!
Bisognava d’un giorno speciale? Che cosa hanno paura di
perdere? Quale è la minaccia? In quale misura una coppia
o famiglia omosessuale può togliere diritti? Bisogna svegliarsi
ed andare avanti, esattamente come lo fa il mondo attorno a noi.
Ovunque le famiglie si allargano inevitabilmente, in tanti modi
diversi, ed è una ricchezza. Meno male, mi sembra che questo
evento reazionario ed inutile sia sparito come era apparso, almeno
che non interessa più nessuno.
Complimenti veramente a tutti quelli che hanno partecipato a Due
volte genitori! Vi auguro tutto il successo meritato, ho visto
che avete avuto un premio al Mix. A quando una programmazione
nazionale in prima serata sulla Rai? Quale sarà il tema
del vostro prossimo lavoro?
Grazie ancora.
Franck
Milano,
2 luglio 2009
Buongiorno Claudio,
mi chiamo William e ieri ho visto il suo film. Grazie per le lacrime
e i sorrisi.
Sarebbe bello se da settembre il cinema mexico organizzasse delle
matinees per le scolaresche.Molto bello.
Arrivederci.
William
Milano, 2 luglio 2009
S ono tornato 2 sere di fila alla proiezione del cinema Mexico,
un po' perché è il cinema (glorioso) del mio quartiere,
a cui posso arrivare a piedi, che proietta spessa film tanto straordinari
quanto difficili da vedere (quindi è glorioso per la città),
e un po' perché la notte dopo la prima proiezione i ricordi
di quel che ho visto e quelle amate facce con espressioni così
inesorabilmente umane, si sono tanto amalgamati ai miei sogni/pensamenti
notturni da far diventare tutte le persone che compaiono nel tuo
splendido documentario, amici. e poi naturalmente sono tornato
anche perché ti voglio bene e ti stimo da anni, Claudio.
per ben 3 motivi dunque "2 Volte Genitori" era una cosa
"di famiglia": e dovevo tornare alla proiezione, saltando
magari la piscina.
se non bastassero i motivi, il simpatico papà Agedo presente
tutte le sere assomiglia per misura nel modo di esprimersi a mio
padre. sono stato per esempio educato da lui a rispettare le donne
come esattamente uguali agli uomini, ed essendo nato nel 1959,
da una famiglia non colta né abbiente... posso ben andarne
orgoglioso
"2 Volte Genitori" è straordinario da diversi
punti di vista: prima di tutto avvicina al difficile mestiere
del genitore, e fa capire che è davvero un mestiere.
da bambini o adolescenti vediamo i genitori come scocciatori...
adesso che abbiamo la loro età e potremmo quasi essere
genitori a nostra volta, vediamo così che quei limiti -uno
per uno- sono i nostri, o lo specchio dei nostri. quei genitori
che faticano ad elaborare un approccio e a trovare un equilibrio
verso l'omosessualità dei figli (che brutta parola, d'ora
in poi cercherò di usare "amore") sono lo specchio
delle nostra difficoltà. quando parlano di "deserto",
di mancanza di ogni punto di riferimento rifanno a modo loro la
faticosa strada che ciascuno di noi uomo che ama gli uomini o
donna che ama le donna abbiamo dovuto fare. nel discredito, nell'indifferenza,
nel buio o nella menzogna. non a caso chi fa più fatica
sono le mamme delle ragazze e ancor più delle "maschie"
che devono vincere oltre alla diffidenza/disprezzo/ostracismo
anti-gay anche la misoginia o la condanna per la mancanza della
cosiddetta "bellezza" femminile come oggetto di piacere
maschile (viviamo a Papi-landia).
e poi "2 Volte Genitori" infrangendo il tabu del distacco
dai genitori mette a nudo la vergognosa attitudine della chiesa
cattolica romana che lascia temi così importanti avvolti
nell'ignoranza o nella condanna solo per approfittarne ed estendere
il proprio dominio.
per onestà, semplicità e voglia di capire, in queste
2 sere al Mexico non sembrava neppure d'essere in Italia.
ho visto apposta i 6 incontri col pubblico (a finale della prima
proiezione, l'intro alla seconda e la chiusura di serata)... nessuna
era uguale all'altra perché c'è ancora così
tanto da capire e da imparare in questo campo, che più
che campo è un deserto che iniziamo a bonificare.
ci sarà ben una ragione se i camion dei genitori dell'Agedo
ai Pride passano tra gli applausi ininterrotti... e se diamo un
posto nel calendario laico a Zapatero, anche una bella presenza
(con icona) della Signora Dall'Orto ci sta bene.
la ragione per cui amiamo mamme e papà dell'Agedo e perché
la loro presenza è una liberazione: abbiamo dei genitori
da amare e loro si sento amati. fa paura dirlo, ma è così.
la notte scorsa sono stato folgorato da un fatto: quanta gente
gay o lesbica si fa del male, con sesso brutto o promiscuo (soprattutto
parlo degli uomini), vive istericamente, prende droghe o trova
soddisfazione e autostima in modi bizzarri o autolesionisti PROPRIO
PER MANCANZA D'AMORE?
di quell'amore semplice e naturale che -come dice la ragazza di
Lecce o il papà di Catania- se non ricevi da chi ti ha
generato, ti porterà a pensare d'essere "sbagliato".
di quell'amore che ci renderebbe semplici, normali, perfino banali:
cittadini come gli altri.
dunque grazie delle risate liberatorie che nel film scandagliano
paure e paranoie, permettendo di rivivere i drammi individuali
e collettivi ridimensionandoli e facendoli sciogliere come neve
al sole.
è proprio la proiezione su grande schermo (come l'apparizione
del carro Agedo nei Pride) che trasforma il momento in un'occasione
di liberazione e crescita collettiva, che non sarebbe possibile
ognunocol suo computerino e -ben che vada- chiusi nell'oeasi della
propria famiglia.
Paolo
Roma, 29 maggio 2009
Care colleghe,
ieri sera ero alla proiezione del film "2 volte genitori",
volevo raccontarvi quanto sono rimasta colpita da questo lavoro.
Una meravigliosa narrazione dei protagonisti, una verità
emozionante che ha commosso la platea, incollando tutti alla sedia
per due ore di documentario, che nulla ha del documentario, perchè
forte ed intenso come un film con una splendida trama.
Qui però non c'era trama: è solo vita vissuta, senza
filtri nè pudori i genitori a tratti si sono mostrati anche
sciocchi o ignoranti, chi non lo sarebbe stato!
Lucia Bonuccelli, insieme al regista, è stata molto brava,
il film è esaustivo, mai noioso, emozionante ed illuminante,
hanno fatto un lavoro altamente tecnico ed immenso che li ha coinvolti
per molti anni.
I protagonisti mi hanno insegnato molto, come mamma, come persona
e come psicologa.
Professionalmente questo film mette in evidenza la potenzialità
della condivisione, ma anche della narrazione (fondamentale iniziare
a raccontarlo prima a se stessi, poi alla propria famiglia e poi
al mondo intero) e della prevenzione, intesa come conoscenza,
se solo se ne parlasse di più.
Avevo voglia di condividere con voi questa mia emozione e ringraziare
attraverso questa mail per lo splendido lavoro fatto.
a presto Elisa
Roma, 25 giugno 2009
E' stato davvero bello ieri sera essere al Cinema "Nuovo
Aquila" e vedere il film. Grazie a Facebook ne ho appreso
la notizia. E' stato emozionante vedere mio padre intervenire
nel pubblico e raccontare in breve la sua esperienza di vita come
papà riguardo il coming out del proprio figlio. E' un film
che mi auguro possa essere proiettato e visto da tante persone,
genitori parenti e soprattutto nelle scuole. Complimenti davvero!
p.s. e ovviammente mi sono comprato il dvd
Andrea.
Roma,
28 maggio 2009
Ciao,
mi chiamo Andrea, sono uno studente, ho 25 anni. Ho visto il tuo
film questa sera al cinema Nuovo Aquila, qui a Roma.
I miei genitori sanno della mia omosessualità da un anno.
Gliel'ho detto al ritorno dal mio erasmus in Germania. Quando
glie ne ho parlato probabilmente pensavo che il mio erasmus non
fosse ancora finito. In Germania sono cresciuto tanto, non mi
sono mai sentito così libero di essere me stesso come lo
ero li. C'è stata molta incoscienza quindi, nel mio coming
out. Non realizzavo che la favola crucca era finita.
Subito dopo la Germania sono venuto a finire gli studi a Roma,
dove vivo da Ottobre.
Dopo il coming out, ero forse più sconvolto dei miei genitori:
non ero più in Germania, l'erasmus era finito, io ero cambiato
tantissimo ma l'Italia, la mia città, la mia famiglia,
erano uguali a sempre e non lo avevo considerato. Era come se
me ne fossi scordato. Non potevano capirmi prima e non potevano
farlo nemmeno ora. Potevano acettarmi, rispettarmi, amarmi comunque.
Potevano essere felici se io ero felice. Ma a me questo non è
mai bastato, io non ho mai saputo cosa farmene del rispetto e
dell'acettazione. E' sempre stato così, dal primo giorno
che ho capito di essere omosessuale, a 12 anni.
Poi ho capito che se è vero che loro non possono capire
è altrettanto vero che io sono l'unico che può spiegarglielo.
Il coming out è diventato, allora, l'inizio di un percorso,
il punto di partenza per cominciare a spiegare. Ho ritrovato questo
nel tuo film: Il coming out come inizio di un percorso. Ho sommerso
i miei genitori di libri, di film, di qualunque cosa potesse contenere
una riposta alle loro domande. Ho messo a loro disposizione la
mia esperienza di vita come se fosse un libro aperto.
Come si vede nel tuo film, la questione prettamente sessuale è
quella più delicata: I genitori non riescono nemmeno ad
immaginare un rapporto sessuale tra due uomini o tra due donne
senza provare schifo. Immagino ! come pos sa reagire mio padre
a pensarmi a letto tra le braccia di un uomo, magari mentre faccio
il passivo.
Vorrei tanto che papà mi considerasse un uomo e non un
frocio.
A questo proposito, mi ha colpito il discorso che hai fatto alla
fine del dibatto sulla fluidità della sessualità
e sulla totale incorrispondenza delle categorie sessuali con la
realtà dei fatti.
La mia esperienza personale mi da continue conferme di quanto
sia inesatto e sbagliato dividere il mondo in omosessuali ed eterosessuali
ed eventualmente bisessuali. Hai fatto un discorso esemplare che
condivido in ogni suo punto. Peccato che fossero rimasti solo
quattro gatti ad ascoltare.
Io, di questa fluidità, non riesco a parlarne con nessuno.
Le poche volte che ho provato a farlo sono stato sempre bollato
come quello che non si accetta per quello che è. Trovo
che l'unica cosa che molti omosessuali sanno accettare con serenità,
è la loro condizione di emarginati. Come se questa fosse
stabilita biologicamente. Mi piacerebbe confrontarmi con te su
queste cose. Discuterne, sapere come sei arrivato a tali conclusioni
e come pensi si possa parlare ad altri di queste cose, o meglio
come si possa convincerli della veridicità di questa tesi.
Spesso i tabù sono così forti e radicati da rendere
ceco e bigotto anche l'uomo più razionale e intelligente.
Spesso, invece, nei dibattiti con amici o conoscenti, mi trovo
privo di argomenti per smontare pezzo pezzo le loro tesi sulla
nostra diversità sessuale e per sostenere la mia e credo
anche la tua tesi, seconda la quale non saremmo diversi proprio
da nessuno. Secondo la quale non c'è nessuna diversità.
Sono piuttosto loro che sono culturalmente limitati. Perché
il problema non è biologico, ma culturale! Almeno credo.
Io ho mille domande, mille dubbi ma il mondo gay non vuole saperne
delle mie incertezze. Di questi miei dubbi, nel mondo gay, non
si riesce a parlare. C'è una sorta di tabù su tutte
quelle cose che non ridanno, su tutte le domande e su tutte le
! paranoie legate all'omosessualità. Nel mondo gay non
ci si può mettere in discussione, non ci si può
interrogare. Nel mondo gay si deve solo accettare e se qualcosa
non ti ridà è perché non sei in grado di
accettarti per quello che sei. Detesto questo modo di ragionare
o meglio di non ragionare. L'ho sempre detestato ed è sempre
stato uno dei motivi che mi hanno tenuto lontano dall'ambiente
gay.
Ad esempio Povia nella sua canzone, riporta, secondo me, un periodo
in cui molti di noi sono passati. Io stesso ci sono passato. Le
conosco bene le paturnie sul padre assente eccetera eccetera.
Che ci voleva a dire che quella è la storia di tutti o
per lo meno di moltissimi? E non, come sosteneva Povia, di un
tale Luca che non è mai stato gay! Motivo per cui la canzone
non parlerebbe affato e dei gay e non li discriminerebbe affatto!
Che ci voleva a dire che da quelle paturnie si può uscire,
che si può andare oltre? La linea di difesa di Grillini
e Mancuso è stata, invece, che i gay e le lesbiche italiane
sono tutti felici! Che è un pò come dire che gli
omosessuali nel calcio non esistono!
Io voglio essere capito e non solo accetato come diverso perché
non mi sento tale. Forse cercare delle risposte a certe domande
potrebbe anche permetterci di superare quello schifo che un padre
prova nel pensare suo figlio a letto con un altro uomo.
Con
stima
Andrea
Mantova, 12 maggio 2009
Claudio
ciao,
martedì sera ero fra il pubblico del Cinema del Carbone.
Finito il film o meglio, da quando hai finito il tuo intervento,
c’è una frase che mi sta risuonando nella testa:
“Non sprechiamo la vita…” hai detto e come
è vero, quanto è vero!
Poi, istintivamente ho voluto acquistare due copie del tuo documentario.
Potrai immaginare anche il perché o meglio, il motivo,
che credo sia comune a quanti, a Mantova o in altre città,
hanno visto il film ed hanno ancora una sorta di conto aperto…
con i genitori, conto molto spesso nascosto sotto falso nome,
quei nomi che tu stesso hai detto: l’età, la paura
che stiano male, che non capiscano…
Quello che più mi ha colpito di quello che hai detto
(e sarebbe bello poterlo leggere da qualche parte, come dire,
averlo non solo sentito e fatto proprio in quel momento ma poterlo
rileggere per se stessi o per dirlo ad altri) è che rendendo
partecipi i tuoi di una cosa così, che alla fine ci si
rende conto che si è stati male per un qualcosa che non
c’è, che non esiste, per un niente, vuol dire riuscire
ad essere completamente trasparenti con chi ti ha amato e continuerà
a farlo e io, a questo non ci avevo mai pensato anche se l’idea,
da qualche tempo ritornava.
Insomma un po’ ho pensato molto a quanto hai detto, un
po’, il resto, l’ha fatto il film.
Una delle mie intenzioni era quello di far vedere ai miei “Improvvisamente
l’inverno scorso” per far vedere come è “normale”
volersi bene anche se si appartiene allo stesso sesso e quanta
ignoranza c’è in giro. Ora credo che ci potrebbe
essere una… doppia visione, per mostrare poi come, la
loro reazione, il loro primo pensiero, che sia di senso di colpa
o di qualcosa di più grane di loro, è lo stesso
identico pensiero che tanti altri genitori hanno avuto prima
di iniziare a fare poi spazio alla comprensione o meglio alla
consapevolezza che non c’è mai stata una linea
di demarcazione netta, un “prima o avanti” G.…
No, la persona che hanno davanti è la stessa di prima,
così come le cose che uno fa. Quello che veniva fatto
prima viene fatto come sempre con l’aggiunta di una notizia
in più, non un pregio o un difetto ma con un dato di
conoscenza… in più.
Ti dicevo delle due copie. Una per la mia famiglia (e anche
in qualche modo per dire in un modo tangibile grazie per il
lavoro che avete fatto, come fosse un contributo (anche se so
che in genere i finanziamenti servono prima ma è bello
pensare che potrebbero far parte di una ipotetica cassa, per
essere investiti in un nuovo progetto, altrettanto proficuo).
L’altra era, è per il mio compagno o meglio per
sua madre, la quale, in un periodo di (nostre) vacanze si è
comportata nel modo peggiore possibile: ha violato la sua stanza
da letto, i suoi cassetti, l’armadio e tutto ciò
che era possibile violare per avere una traccia, una informazione
(o la conferma) che la persona con cui il proprio figlio si
vedeva da due anni era un altro… uomo. Non ti dico il
suo ritorno a casa, l’accoglienza, le offese urlate come
io fossi un porco e l’ordine categorico che non mi doveva
più vedere.
E per contro la reazione assolutamente pacifica ed indifferente
del figlio…
Ho visto poi che una delle prossime tappe del film sarà
nella loro città: bello sarebbe se lui la convincesse
a venire, una sera così tanto per fare qualcosa di diverso,
al cinema per scoprire ben altro di un normale film. Sono convinto
che lei stessa tornerebbe a casa arricchita, consapevole che
il proprio figlio non è un alieno, non è un mostro,
che nemmeno io lo sono: si tratta “solo” di sentimento,
ne più ne meno un sentimento che ora c’è,
che potrebbe sparire o diventare ancora più solido ma
che, in modo definitivo riesce a farle capire che lui è
sempre lo stesso figlio che ha avuto, con gli stessi pregi e
difetti. Anzi no, forse nemmeno questo la smuoverebbe dalle
sue posizioni.
Questo vale anche per me e per la mia famiglia… Fortunatamente
però so (senza averne la certezza) che poi mi direbbero
d’averlo sempre saputo, come hanno fatto gli amici (etero)
a cui l’ho detto e che mi hanno risposto dicendo che è
una caratteristica come quella di essere biondo o castano. Rimangono
comunque tante difficoltà, tanti luoghi in cui continui
ad essere un fantasma: non esisti e basta. O meglio ci sei “fisicamente”
ma non esisti alla fine se non puoi ancora permetterti di dire
di essere stato con il tuo ragazzo al cinema, in vacanza o a
cena. La cosa dolorosa è che anche quelli della mia età
anzi dalla mia in giù fino ai 35/38, hanno molte resistenze
e fanno fatica nel comprendere che hanno un amico gay e che
è lo stesso di quando non lo sapevano.
Mi piace sperare che sia diverso per quelli più giovani
ma questo è un altro discorso.
In un ambiente di lavoro come il mio sto facendo qualche piccolo
passo: alcuni colleghi lo sanno, ho sulla borsa la pin di “Milk”
(e così ti chiedono cos’è), ho la cartolina
della giornata contro l’omofobia fra quelle esposte…
Non so se sono riuscito alla fine a scrivere qualcosa di sensato…
E comunque, grazie. Grazie per il lavoro svolto, per come l’hai
svolto, per quello che hai detto e per la serata, sicuramente
importante, di martedì.
G.
Rovigo,
16 maggio 2009
Ciao,
lascio queste due righe per commentare il film che ho visto
insieme con altri miei amici sabato 16 maggio.
Il film mi è piaciuto molto, finalmente ho visto una
realtà che non avevo mai conosciuto, stando da questa
parte della barricata.
Mi ero fermato a discutere brevemente col regista ma era già
tardi e sono dovuto scappare. La questione che avevo alzato
era la difficoltà di comunicare con dei genitori che
magari, per estrazione sociale, non hanno la dialettica o l’apertura
mentale per comunicare, vuoi via lettera o via discussione “
seria”.
A dire la verità non ho grandi speranze con i miei. Lo
hanno saputo circa 2 anni fa. Mia mamma all’inizio mi
aveva consigliato di andare da uno psicologo e pure il prete
del paese con cui mi ero confidato me lo aveva suggerito anche
se in maniera pacata. Dopo un appuntamento non ci sono più
andato: non avevo né la voglia né i soldi né
il tempo per uno psicologo. Mi sento a posto così. Le
cose si sono un po’ appianate. Mia mamma conosce chi attualmente
frequento e anche mio padre l’ha conosciuto, anche se
di sfuggita. So che non sono certo d’aiuto alla causa,
che dovrei cercare un dialogo su questi argomenti in famiglia,
ma a dire la verità di discussioni e argomenti non ce
ne sono mai stati in famiglia e non ho voglia di iniziare adesso.
Comunque ti confermo il mio voto positivo per il film, e guarderò
anche l’altro tuo documentario “nessuno uguale”.
Un saluto e spero di partecipare ancora a una delle tue serate,
ciao!
Ferrara, 4 aprile 2009
Grazie.
Sono da poco tornato a casa, dopo la proiezione del tuo film “Due
volte genitori”. Il dvd in mano, la mente rivolta a riafferrare
le sensazioni provate durante la visione, gli occhi che di nuovo
devono sforzarsi per trattenere qualche lacrima. E’ stata
un’esperienza forte. Ho capito molte cose.
Ormai sono passati più di due anni da quando, un po’
per caso, un po’ perché era giunto il momento, ho
detto ai miei familiari della mia omosessualità. Non avevo
ancora avuto nessuna esperienza vera, ma avvertivo già
da tempo il bisogno di renderli partecipi di questo mio essere.
Finalmente ero riuscito ad accettarmi, ma prima di vivere da omosessuale
avevo bisogno che loro sapessero. Quante lettere ho scritto con
la mente, immaginandone la consegna, la lettura, la reazione.
E quante volte mi sono arreso, scoraggiato dai messaggi di omofobia
che arrivavano dal mondo esterno e talvolta da parte dei miei
stessi genitori. Eppure un frutto maturo prima o poi deve cadere,
e così, quando mi fu rivolta la domanda, risposi. Sì,
sono gay.
Le loro domande, i miei tentativi di risposta, le lacrime, il
loro dolore causato dall’esser stati messi improvvisamente
di fronte a una realtà incomprensibile, inaccettabile,
impossibile. E poi i sensi di colpa che affiorano, i “dove
ho sbagliato”, “ma allora che madre sono stata”,
“che padre sono stato”. E’ straziante vedere
un genitore che si contorce in questi interrogativi. Vedere mia
madre in tutta la sua fragilità, completamente sprovvista
di punti di appoggio, impreparata ad affrontare un enigma più
grande di lei. Lei che ha sempre avuto grande fede in Dio, lei
che mi ha sempre amato, lei, con la sua indole un po’ bambina,
improvvisamente scaraventata su un campo di battaglia, lei e il
suo essere madre. Non avevo risposte alle sue lacrime. Non avevo
altra risposta che abbracciarla forte.
Ero stato io a trafiggerla, lei soffriva per causa mia. Ma con
cosa l’avevo trafitta? Che colpa avevo commesso? Non avevo
semplicemente cercato di essere sincero? Non avevo semplicemente
detto ciò che ero? Il mio e il loro dolore a confronto.
Per far cessare il loro dovevo rinnegare me stesso. Impossibile.
Scattò l’autodifesa, divenni insensibile alla loro
sofferenza e, determinato, partii per la mia strada, cominciando
a prendere confidenza con il nuovo me stesso.
Studio lontano da casa mia, torno poco. Vedo i miei genitori una
volta al mese, più o meno. A volte si ritorna sull’argomento,
soprattutto con mio padre. Io cerco di spiegare, ho abbassato
la guardia, mi sforzo di essere meno duro, ma le posizioni non
sono cambiate di molto. Loro sono sempre nello stesso dolore,
ancora vivissimo.
Caro Claudio, il tuo film mi ha dato una scossa. Mi sono messo
a pensare a come sono trascorsi questi due anni dopo il mio coming
out. Come posso immaginare che la situazione tra me e i miei genitori
cambi se il mio unico sforzo consiste, quando capita, nel rispondere
brevemente alle loro domande? C’è tutto un mondo
che io devo far loro conoscere, ma soprattutto c’è
un bagaglio di affettività da riportare a galla. Devo far
loro capire che io ci sono ancora, che non mi hanno perso e che
ho voglia di vederli felici.
E’ per questo che appena finita la proiezione sono corso
a procurarmi una copia del tuo film. E’ per questo che non
appena li vedrò chiederò loro di guardare il dvd.
Li ho lasciati troppo tempo soli nel loro dispiacere. Non voglio
perderne altro.
Ancora grazie, Claudio. Mi hai dato le parole giuste, le immagini,
i volti e le storie da portare a mia madre e mio padre. Fare coming
out non può essere solo togliersi un peso dal cuore scaraventando
la propria verità addosso a qualcuno. E’ un percorso
da fare insieme.
E.
Brescia
4 febbraio 2009
Cosa ne pensano del film una squadra di calcio di donne e il
loro allenatore? Ecco i commenti arrivati a Cristina, una delle
protagoniste del documentario, dopo la proiezione di Brescia.
Ciao Cri, anch'io
mi unisco al ringraziamento della squadra per la serata di mercoledì.
Il documentario mi ha colpita molto, e mi ha fatto proprio riflettere,
soprattutto su giudizi e pregiudizi della nostra società
verso gli omosessuali (e, in generale, verso chi non è
uguale a noi in tutto e per tutto!). Spero davvero che riesca
a raggiungere la visibilità e lo spazio che merita...
forse, prima ancora degli omosessuali, sono gli eterosessuali
ad avere bisogno di un film così! :)
Grazie
mille a Cristina per la bellissima serata. Sono stato molto
contento che ci fossero presenti anche altre 11 giocatrici della
squadra.
Il film/documentario
è stato davvero commovente ed è soprattutto incredibile
pensare che sia riuscito a trattare così bene di un argomento
complesso risultando però anche divertente.
Anche a me è
piaciuto moltissimo il film! Anche perché ha toccato
argomenti delicati e profondi ma allo stesso tempo è
stato divertente!!
Ciao Cri, sono appena
arrivata a casa e mentre facevo il mio viaggio di ritorno in
macchina mi è venuta voglia di scriverti... voglio semplicemente
dirti che il film mi ha colpito molto, mi ha divertita, mi ha
commossa, mi ha riempito il cuore... sono stata felice di aver
condiviso questa serata, ma soprattutto sono felice di aver
condiviso con te la tua intimità.... grazie Avevo voglia
di dirtelo. Ci si vede in campo!
Grazie mille per
questo film. Mi ha fatto pensare al rapporto difficile con mio
padre, alle incomprensioni mai chiarite e al coraggio che ci
vuole a prenderle in mano e a far si che si risolvano.
Napoli,
13 febbraio 2009
Sono una mamma anch'io, mio figlio è eterosessuale ma io
ho sempre pensato che non avrei avuto nessun problema se mi avesse
confidato di essere gay, perchè credevo di non avere pergiudizi
su questo. Invece ho pianto per tutto il film, sono sconvolta
perchè mi sono resa conto che chissà quante volte,
e per molto molto meno non ho saputo ascoltare mio figlio e l'ho
ostacolato nell'essere sè stesso.
Francesca
Torino,
26 febbraio 2009 - da ASAI
Caro Claudio,
come promesso ti invio le foto scattate ieri alla proiezione.
Ne approfitto per ringraziarti perché è davvero
stata una serata intensa, il film è molto molto bello,
ben fatto, curato, interessante, ricco di stimoli....un ottimo
materiale per cominciare a lavorare su se stessi e (per noi
educatori) uno strumento utilissimo per lavorare con i ragazzi
e le famiglie. Grazie a te e alle famiglie che "ci hanno
messo la faccia".
Sara
Pinerolo, 20 novembre 2008
GRAZIE CLAUDIO - GRAZIE AGEDO
Chi
è stato mercoledì 19 a Torino al Cinema Ambrosio
per la proiezione del film "Due volte genitori" ha vissuto
una serata di altissimo valore culturale in un ampio locale stracolmo
di gente. Il percorso dei genitori che scoprono di avere un figlio
o una figlia omosessuale è "riportato" dalla
viva voce e dal racconto diretto dei protagonisti in modo che
definirei puntuale, profondo, coinvolgente. I passaggi, gli sconcerti,
le paure, le disperazioni, le emozioni..... tutto viene intrecciato
con realismo, senza cedimenti retorici. Siamo così in possesso
di uno strumento filmico straordinariamente valido ed efficace
per essere ponte di comunicazione con il grande pubblico al quale
bisognerà far giungere questa pellicola. Il regista Claudio
Cipelletti, ancora una volta, ha dato prova di una capacità
difficilmente eguagliabile con un lavoro fine, profondo, che tiene
sveglia l'attenzione dall'inizio alla fine.
Grande merito di questa iniziativa, sostenuta dalla Regione Piemonte,
va riconosciuta all' AGEDO, l'associazione di genitori, parenti
e amici di omosessuali che in parecchie città italiane
svolgono un lavoro volontario di accoglienza, di ascolto e di
confronto con i genitori che vengono a conoscenza di avere un
figlio o una figlia omosessuale.
Ho partecipato con gioia a questa serata e, nel porgere un saluto
ed una riflessione, ho proposto di sostituire nelle parrocchie
della diocesi la messa di mezzanotte con la proiezione di questo
film. Credo che sarebbe una scelta che ravviverebbe le comunità
cristiane che da anni sonnecchiano e aprirebbe un vivace dibattito
nella chiesa.
In ogni caso, care amiche e cari amici, dabbiamo impegnarci a
far girare questa pellicola che non fa parte dei circuiti ufficiali,
interpellando gestori laici di sale, centri culturali, momenti
associativi, gruppi, comunità.
Tra montagne di banalità e di idiozie, in un clima culturale
dove prevale il pregiudizio, opere come questa dicono che davvero
merita lavorare in positivo e con grande fiducia.
Pubblicato da don
Franco Barbero
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