LETTERE AL REGISTA E COMMENTI DEGLI SPETTATORI


Saronno, 29 gennaio 2010

Sono tornata da poco da questo bellissimo evento, dalla proiezione di questo tuo bellissimo film-documento e sento la necessità di dire Grazie!
Non so trovare ora le parole giuste, ma voglio esprimere solo la mia gratitudine per questa cosa bellissima che hai fatto e ci hai regalato. Sono venuta alla proiezione di questo film come mamma, sensibile a questa "problematica" o "tematica" (uso le virgolette), ma davvero ciò che ho ricevuto è stato cento volte più grande di quello che mi aspettavo...grazie ancora. Serata illuminante e luminosa!


Pisa, 25 gennaio 2010

Caro Claudio,
Mi chiamo Chiara ho trentun'anni e ho avuto il piacere di vedere il tuo film due sere fa in una proiezione organizzata da Arcigay e Arcilesbica presso il cinema Arsenale di Pisa.
So che impegni di lavoro ti hanno impedito di partecipare, per questo ti scrivo per farti avere il mio "grazie".
Io mi ritengo piuttosto fortunata: mentre guardavo il tuo film ero seduta tra la mia ragazza e sua madre, mia suocera che ha cominciato un pò di anni fa a chiamarmi affettuosamente e ironicamente la sua "nuorina".
Io e Francesca siamo fidanzate da più di undici anni e le nostre madri ci hanno fatto fare una specie di coming out a rovescio: sono state loro a dire a noi che avevano capito che la nostra non era un'amicizia. Sono state brave e intelligenti hanno saputo superare da sole, senza aiuto, tutte quelle fasi descritte così bene dal tuo film.
A noi due di tutto questo travagliato e probabilmente sofferto percorso non è arrivato niente, però. Dalle nostre madri abbiamo ricevuto in dono inviti per il cenone di Natale, regali di compleanno, reazioni indignate di fronte al telegiornale della sera che annunciava il family day, affetto, sostegno, aiuto.
Ne io ne Francesca ci siamo mai sentite rivolgere una frase anche timida che potesse mettere in discussione le nostre scelte. Non hanno provato neanche a dire:- sei sicura?- non si sono sognate di dirci :- avrai un sacco di problemi-.
Solo davanti al tuo film ho capito ciò che fino ad allora avevo solo vagamente intuito però: che probabilmente tutti i dubbi, le resistenze, le rigidità, i pregiudizi espressi nel documentario dalle mamme e papà AGEDO erano anche di mia madre, anche di Lucia la madre di Francesca.
Entrambe si sono fatte la strada da sole senza chiedere aiuto neanche a noi, entrambe hanno saputo superare i loro stessi limiti, l'educazione ricevuta e il giudizio degli altri.
I nostri padri in questa storia sono assenti. Il mio è un' assente giustificato è morto proprio nell'anno in cui io ho conosciuto Francesca, il suo vive da molti anni in un'altra città dopo essersi separato dalla moglie e sull'argomento fa ancora orecchie da mercante.
Mi chiedo spesso che reazione avrebbe avuto mio padre di fronte alla mia omosessualità. Il padre che gli somiglia di più tra quelli del film credo sia Tim: ironico, apparentemente razionale e distaccato ma pro-fondamente sensibile e, nonostante tutta la sua cultura ed educazione, legato a modelli di genere rigidi, certi.
Credo che in Italia la geografia abbia molta importanza: le nostre brave mamme sono mamme Toscane, ironiche, poco inclini alla tragedia e portate piuttosto a buttarsi sulla commedia...qui non sono molti i preti che consigliano di "pregare, piangere e dire molte messe" ai genitori con un figlio gay, il mio gruppo scout, al contrario di quello di Cristina, dove sia io che Francesca abbiamo lavorato per anni è stato il primo ambiente dove siamo state riconosciute apertamente come una coppia da tutti.
Di fronte ai racconti dei miei amici di madri che svengono alla notizia "sono gay", di padri che minacciano e diseredano...fino a l'altra sera alzavo le spalle e mi dicevo:- io sono fortunata-. Da quando ho visto il film mi è venuto in mente che ciò che io ho chiamato per anni "fortuna" è invece l'impegno e l'affetto quotidiano delle nostre madri e di tutti quelli che ci sono stati accanto, mi è venuto in mente che dovrei fare di più e ringraziarli ogni tanto per la mia "fortuna".
Tutti probabilmente dovremmo fare di più e, ancora una volta, ringrazio te e l'AGEDO per avermelo fatto capire.
Spero che il tuo film continui ad essere proiettato in giro, spero che venga proiettato in molte scuole, mi sembra la cosa più importante, io da parte mia ne ho acquistato due copie e ho intenzione di farle circolare parecchio....
buon lavoro e buona fortuna
Chiara

Nota del regista: ho risposto a Chiara osservando tra l'altro: "Grazie quindi perchè non sei "scappata" dietro un semplicistico "bello, ma a me non interessa perchè è andata liscia con mia mamma, e non dovremmo continuare a metterla giù così dura". La prova che hai ragione a leggere il film come hai fatto, è che commuove e coinvolge genitori e figli che gay non sono. Credo che sia importante mettere il tuo commento sul sito del film perchè idealmente risponde ad altri commenti. Posso pubblicarlo?"

Caro Claudio,
Ti ringrazio per la risposta. Devo dirti che non mi sorprende scoprire che tanti ragazzi fanno fatica a dare una lettura che vada al di la di uno schema semplicistico del film. Ho scoperto negli anni che spesso siamo proprio noi gay e lesbiche ad adottare i punti di vista più rigidi, a negare le sfumature, le contraddizioni, i paradossi della realtà in cui ci "tocca" vivere. Credo che sia un inevitabile meccanismo di difesa, il caso dei genitori è il più emblematico: non è facile accettare anche in età adulta che un padre o una madre non ti accetta in senso pieno, che non sa capirti perchè viene da un mondo e da un vissuto totalmente diverso dal tuo. La mia "età adulta" è iniziata proprio lì: quando ho capito, su questo come su altri temi, che ero io a dover prendere per mano mia madre e mio padre perchè da soli oltre non potevano andare....penso anche che un figlio che sa fare questo lo deve innanzitutto ai suoi genitori. I miei mi hanno insegnato ad essere sempre me stessa, a ragionare con la mia testa, a cercare di migliorarmi, a lottare per trovare la mia strada. Certo erano due persone semplici: mio padre era un ferroviere, mia madre una casalinga...non credo che pensassero mentre mi crescevano che un giorno questi insegnamenti mi sarebbero serviti per vivere serenamente la mia vita affettiva con una donna! Ma a loro va il merito di non aver fatto un'errore fondamentale. Ho sentito dire che educare è "tirare fuori" non "mettere dentro", un buon genitore non dovrebbe cercare di crescere un figlio "come secondo lui dovrebbe essere" caricandolo di aspettative, proiettando su di lui progetti e sogni suoi. Dovrebbe aiutarlo a trovare la sua unicità, a valorizzare quelle cose che lo rendono diverso dagli altri e per questo speciale. I miei ci sono riusciti senza avere una grande preparazione ne una grande cultura...non sono mancati errori, ostacoli, momenti difficili, tempeste e litigi..ma ai miei piaceva il dialogo: mio padre era un uomo curioso, ogni volta che dicevo qualcosa che a lui sembrava strano o inusuale invece di censurarmi o reprimermi piegava la testa di lato e diceva:- spiegami un pò, mettiamoci seduti e discutiamone-.
Credo che questo sia anche il segreto del tuo film, è il "ponte" di cui parla una delle mamme AGEDO, è il "siamo fortunati perchè i nostri figli ce lo hanno detto" di cui discute TIM ad un certo punto. E' un'insegnamento che va al di là della questione omosessuale, dovrebbe essere colto da tutti i genitori non solo dai nostri.
Nella mia esperienza ha contato molto anche il fatto che le nostre madri si sono confrontate con due "persone" non con il concetto astratto dell'omosessualità. Mia madre mi disse:- ma portala a cena, questa Francesca, che così la conosco- e credo che per lei non fu facile dirlo. Ma una volta sedute tutte e tre a tavola si rese conto che aveva davanti una persona buona, generosa e sensibile che voleva bene a sua figlia: questo spesso basta per sconfiggere qualunque pregiudizio.
Mi sono dilungata nuovamente e me ne scuso..credo che tu abbia capito che il tema mi tocca in modo particolare e mi sta molto a cuore. Puoi pubblicare tranquillamente il mio commento se ti sembra utile, non c'è bisogno che tu tolga nomi o altro, ma taglia pure quello che ti sembra superfluo se vuoi.
Ancora mille auguri e buon lavoro
Chiara, Pisa


Pisa, 21 gennaio 2010

Caro Claudio, avrei voluto scriverti a caldo subito dopo il film poi fra il lavoro e problemi di posta...
qunato ci è piaciuto! nella sala piena, si rideva e si piangeva. Davvero ci hai fatto entrare nei sentimenti di questi genitori amorevoli e coraggiosi (e non si sentiva la presenza della telecamera)!
Persino le Assessore del Comune e della Provincia di Pisa che hanno patrocinato l'iniziativa e sono rimaste tutto il tempo hanno apprezzato molto. Anche gli interventi sono stati interessanti: quello di Marco Buzzetti
innanzitutto, poi quello di due ragazze (Barbara e ...non ricordo) dell'associazione Famiglie arcobaleno che stanno insieme da cinque anni e pensano di avere un(a) figlio/a. Non è detto che i genitori di gay e lesb=
iche non possano avere nipoti! ;-) Anche dalla sala ci sono stati interventi di apprezzamento.
Ovviamente in introduzione abbiamo letto la tua bellissima lettera di saluto.
Davvero è possibile mettersi in discussione, crescere insieme e cambiare! Molte di noi hanno comprato il dvd (io personalmente con l'intenzione di farlo vedere alla mia mamma che sa di me ma non ho ben capito ancora cosa prova). Quindi ancora grazie Claudio (se vuoi puoi mettere parte di questo commento sul
sito) e complimenti!
Francesca e tutta Arcilesbica Pisa


commento comparso il 5 dicembre 2009 su O.L.I. Osservatorio Ligure sulla Informazione
Civiltà
Due volte genitori

Il regista Claudio Cipelletti racconta che alla proiezione romana di “Due volte genitori”, rivolta ai parlamentari, ne erano presenti solo quattro. Tra loro Paola Concia che, a fine film, è scoppiata in lacrime. “Piangeva la perdita di un padre e di una madre avvenuta prima di poter dir loro di essere lesbica.”
Circolo Zenzero, 25 novembre. La sala contiene a stento tutti i presenti. Ci si siede anche in terra. Nel documentario dell’AGEDO, l’esperienza di alcuni genitori di gay e lesbiche. Loro hanno saputo. E accompagnano i presenti in un percorso di consapevolezza dove c’è dolore. Ma anche la felicità insieme ai propri figli. Si raccontano per offrire a chi vede la chiave per abbattere le frontiere che persistono in Italia tra omosessuali e etero. Padri e madri che scoprono per caso che il loro figlio è gay, che aprono i cassetti, sfogliano diari, oppure si trovano con il figlio che si dichiara all’improvviso per lettera, oppure faccia a faccia. Raccontano di essere davanti all’immagine di un figlio che sparisce dall’orizzonte, come una dissolvenza incrociata, tra il prima e il nuovo. Il documentario percorre le fasi della scoperta attraverso le riprese del gruppo terapeutico nel quale i genitori si esprimono. Immediata è l’empatia dello spettatore che, attraverso primi piani e r acconto, viene accompagnato nelle storie dei singoli. C’è spazio per tutto, per ridere e per piangere. E per rinascere, loro per primi, insieme al figlio. C’è la storia di Cristina che, dopo l’outing nel suo gruppo scout, si è vista togliere tutti gli incarichi e che, cercando conforto dal suo vescovo, si sente dire che “gli omosessuali non rientrano nel progetto di dio”. C’è chi si chiede dove ha sbagliato e pensa di far causa alla Chicco perché ha letto che nei ciucci forse è stato messo un elemento determinante per la sua omosessualità. E ancora chi stacca dalla porta tutte le foto del figlio bambino, perché quel figlio non esiste più. E i pranzi di famiglia ripresi dalla telecamera nei quali si ripensa insieme a ciò che è stato. A fare da cerniera, gli episodi del viaggio in treno di una madre che parla di omosessualità con i suoi compagni di scompartimento. I volti dei passeggeri oscurati alla telecamera, in chiaro a chi guarda solo la faccia della donna e le conversazioni: “Ma suo figlio non ha cambiato idea?”, “Non può cambiare idea! Lui è così”. Torna, nello scompartimento, l’omosessualità come malattia, come evento da sopportare ad una certa distanza. Quindi la banalizzazione estrema delle ragioni per le quali l’omosessuale non può essere accettato. La madre spiega paziente ai viaggiatori la sua storia, colorando una maglietta per il Pride.
A fine proiezione i presenti in sala sono immobili. Passano parecchi minuti perché torni la parola. Poi qualcuno fa notare che spesso i genitori sono abitati da certezze: “Ho investito su di lui. Ho mappato tutto il territorio. So come sarà. Prima o poi questo investimento è destinato alla bancarotta”.
Dell’idea di amore e dell’essere amati non si riesce a parlare. Ma “Due volte genitori” ne dà una traccia importante, insieme ad una strada che abolisce l’ambiguità della parola tolleranza e diverso dai nostri orizzonti. (g.p.)


Milano, 7 ottobre 2009

Ciao Claudio,
sono Chiara, ci siamo conosciuti lunedì sera, alla proiezione del tuo film. Ero con Tim, Mauro e Benny.
In questo pomeriggio pieno di sole mi è venuta voglia di scriverti.
Ho ripensato moltissimo al tuo film e ho ringraziato Tim per l'opportunità che mi ha dato nell'invitarci alla proiezione. Mi sono sentita molto, molto fortunata.
Ho trovato il tuo film di una bellezza commovente. E' delicato, pieno di passione, dolore, semplice e nello stesso tempo disarmante, come tutte le cose autentiche ed essenziali.
Come ho scritto a Tim, permettere ad altri di entrare in una sfera così intima e intensa è stato un atto di coraggio che solo oggi, a “mente fredda”, riconosco in tutto il suo valore. Entrare in relazione con la “diversità” è entrare in un luogo e in uno spazio privilegiato per guardare dentro noi stessi, guardare le proprie maschere e decidere, poi, se farle cadere oppure no. Penso che l'universo omosessuale venga troppo spesso descritto e fotografato in modo "pittoresco", romantico, tragico, lirico, ma forse per questo troppo lontano. Del tuo film mi è piaciuta la dolcezza e la pazienza con cui ci hai preso per mano e ci hai accompagnati nel mondo delle emozioni, ansie, paure, scommesse, speranze di persone nelle quali tutti possono riconoscersi. Anche chi non è ancora madre, anche chi non ha figli omosessuali. E' stato come togliere un velo, almeno provare a guardare oltre. Da questo punto di vista credo che possa offire un momento di riflessione importante per tutti, anche nei percorsi alla genitorialità. Ho pensato con sgomento al fatto -ed è assolutamente vero- che in nessun manuale "per i genitori" si faccia cenno alla relazione con i figli omosessuali (...e siamo nel 2009!). La solitudine nel muovere i primi passi in una terra sconosciuta mi è sembrata davvero un fardello troppo pesante.
Rimettersi in gioco, da genitori adulti (con tutti gli stereotipi e le rigidità legate allo status di adulto) mi è sembrato un atto di amore e infinito rispetto, che passa attraverso il conto obbligato della sofferenza.
Ieri sera, parlando del film con un mio amico, ho paragonato l'esperienza di lunedì a quella del viaggio. So che la metafora del viaggio è abusata, e che oggi, forse, si viaggia "davvero" molto poco. Ma i viaggi, quelli veri, non terminano quando torni a casa e posi sul pavimento le valigie. Continuano, nell'assaporare i ricordi, nel rivivere le emozioni, per settimane, mesi, a volte per tutta la vita. Il tuo film ha aperto una finestra, ha smosso emozioni, ha messo disordine tra i miei pensieri ordinati: una condizione che sento e voglio alimentare. Sono tante le cose che vorrei scriverti, ma ti lascio, prima di salutarti, con la sorta di “promessa/scommessa” che ho scritto anche a Tim.
Forse è vero, come dicevamo al pub, che ci vorranno delle generazioni perché in Italia cambi qualcosa. E in questo senso mi sento di scommettere poco sui partiti.
Ma sulla politica sì, nel suo significato più autentico, in quel fare politica che nasce dal confronto e dal dialogo fatto per strada, nelle scuole, al supermercato, al lavoro, tra gli scaffali di una libreria, sui sedili di un treno, attorno al tavolo di un bar. Credo che si possa partire anche da lì, ogni giorno, per poter pensare di cambiare qualcosa, con un lavoro lento, paziente, forse un po’ sommerso.
In questi due giorni ho mosso dubbi e curiosità, tanti dei miei colleghi, dei miei amici voglio assolutamente vedere il film. Lo so, è poco. Ma è già qualcosa.
(per ora, è ovvio, sto cercando di capire come proporlo in un circuito più "visibile". Se ti va ne possiamo parlare)
Un abbraccio
Chiara, Milano



Udine, 27 settembre 2009

Buon giorno,
Sono Daniele Brosolo, presidente dell'Arcigay Udine (...) mi sto attivando per far proiettare il film in una sala cinematografica qui a Udine.
Il regista mi ha inviato una copia del film a casa, e oggi ho voluto vederlo assieme a mia madre. Questa mia mail vuole essere un ringraziamento, non fatto dal presidente di un'associazione Gay, ma da un figlio omosessuale. Gazie infinite di cuore!
Durante la visione del film né io né mia madre abbiamo commentato le scene, o le testimonianze, ma una volta finito il film abbiamo parlato e ci siamo avvicinati più di quanto non abbiamo mai fatto prima; ci siamo abbracciati, abbiamo pianto, e siamo rimasti abbracciati per molto tempo; senza dirci nulla ci siamo detti tutto. Quando ci siamo asciugati gli occhi mia madre mi ha detto che l'unica cosa di cui ha veramente paura è che mi facciano del male, che sono suo figlio indipendentemente da tutto il resto. Queste parole credo che le porterò con me per tutto la vita, e mi ha fatto sentire mia madre nuovamente vicina dopo molti anni, vale a dire da quando, sei anni fa, gli ho detto di essere omosessuale. Mia madre è molto cattolica e fortemente credente, quindi per lei è stato ancora più dura accettarmi, in quanto quello che sono va contro tutte le sue convinzioni. Ma mi ha detto una cosa in particolare che voglio condividere, perchè credo sia importante: "Noi crediamo di sapere quale sia il disegno del Signore, ma in realtà non ne conosciamo nemmo una piccola parte, e quindi dovremmo cercare di non sentenziare su questo o quello, senza riflettere."
Quindi volevo ringraziarvi, grazie ancora perche' con il vostro film sono riuscito ad abbattere un muro di incomprensioni, e ritrovare una delle persone piu' importanti della mia vita.
Daniele.



Milano, 22 settembre
2009

Ciao Claudio
sono Paolo, un ragazzo seduto in seconda fila che hai saputo tenere incollato e interessato alla proiezione , tutto d' un fiato ! Una breve email a caldo dopo aver visto stasera il tuo documentario.
E' davvero arrivato dritto, dritto al centro, del cuore prima e del cervello poi.
In maniera apparentemente semplice, vera, ironica hai saputo emozionarmi e divertirmi nel contempo. Io che "odio" i "documentari...." Faro' il possibile per pubblicizzarti tra conoscenti, amici e sconosciuti ..
Mi spiace solo che le copie del dvd fossero finite ma ne comprero' una copia in libreria, come suggerito.
Ciao, Paolo


Genova, 6 settembre 2009

Caro Claudio,
sono Camilla, una ragazza lesbica di Genova.
Ho visto per la prima volta il documentario "due volte genitori" questa estate a Grosseto, alla Festambiente.
Volevo esprimere la mia opinione a riguardo, dopo averci riflettuto a lungo.
Immediatamente dopo il film, la sensazione è quella di commozione, in qualche frangente mi è capitato proprio di versare qualche lacrima, le storie sono coinvolgenti e le alternanze dei genitori sono molto ben strutturate.
A tratti si sorride anche, i racconti sono intimi e decisamente profondi, quindi il coinvolgimento è assicurato.
Ma veniamo ora alla sensazione che inizialmente passa inosservata, ma che nel tempo si fa strada fino a consolidare una precisa constatazione: tra tutte le testimonianze da voi raccolte e raccontate, non ne esiste neanche una relativa a qualche genitore che abbia accolto di buon grado il coming out della figlia o del figlio.
E ripeto, inizialmente ciò passa inosservato, perchè si è travolti dalle ondate di emozioni melodrammatiche!
Poi però ho dovuto davvero prendere atto di questa, a mio parere, grave mancanza, e spiego perchè la ritengo grave.
Il totale delle persone che hanno testimoniato, in qualche modo rappresenta una percentuale di realtà, e non inserire un genitore "felice", ma intendo immediatamente felice, se così si può dire, significa escludere a priori questa possibilità, per chiunque osservi il film.
Di conseguenza, si giustifica, in qualche modo, una omofobia "di passaggio" (perchè tutti fanno così!!), tra il momento del coming out e la successiva "accettazione".
Non penso sia questo il messaggio da trasmettere al pubblico.
L'omofobia, questa sì, è da mostrare come unico nemico da combattere e come problema da superare e mai accettare come passaggio verso qualcosa, che dovrebbe, tra l'altro, essere l'amore per un figlio.
Vero è che la maggior parte delle persone, nella realtà si comportano come quelle mostrate nel film, ma non è L'UNICA REALTA'.
Ecco il punto, come ripeto. Mi è dispiaciuto molto che ad un documentario così toccante, mancasse una parte così importante, rappresentativa di una minoranza, ma esistente.
Grazie per l'attenzione,
Camilla



Bologna, 5 settembre 2009


Ciao Claudio,
ieri sera ho assistito con molto interesse alla proiezione del tuofilm, sicuramente il tuo è un importante contributo per smuovere le coscienze e le menti ottuse di tanti Italiani. In effetti come, dicevi anche tu, le cose sono molto peggiorate in Italia e non poco hanno contribuito i mass media, le televisioni berlusconiane e chiaramente l'attuale politica oltre all'onnipresenza della Chiesa.
Un semplice esempio l'ho potuto riscontrare valutando come era l'apertura mentale dei miei compagni delle superiori, parlo di circa 33 anni fa, rispetto ai compagni di mia figlia, con mio stupore ho notato che ora sono più omofobi e, cosa che non credevo, lo sono anche molte ragazze.
Il tuo film mi ha coinvolto molto anche perché il mio è un caso particolare, vivo l'omosessualità in prima persona , nonostante ne sia pienamente consapevole da un paio di anni , poi per mia figlia, che ci ha
rivelato di essere gay a 18 anni .
Chissà avrà ragione il prete presente nella tua intervista ? Naturalmente scherzo, anche se probabilmente il fatto di aver educato mia figlia a non avere pregiudizi può averla agevolata nel suo
percorso .
Ti saluto e ti auguro successo per il tuo lavoro,
E.




4 agosto 2009

caro Claudio,
sono un ragazzo di 24 anni.
Meridionale, di un paese estremamente cattolico e con una famiglia meravigliosa anche se a volte non credo sia così.
Sono passati 5 anni da quando ho fatto il mio primo coming out e uno da quello con i miei genitori.
ovviamente in casa la notizia è stata a dir poco traumatizzante.
i miei genitori hanno ormai una certa età e certe convinzioni difficili da modificare.
il loro amore per me è incondizionato ma, hanno messo in atto una scissione. Il loro figlio e l'omosessuale. Al primo danno totale appoggio e amore, dal secondo pretendono silenzio.
purtroppo non hanno capito che si tratta della stessa persona e che mettermi un bavaglio equivale e lasciarmi appassire.
Imporre una politica del non dire significa riconoscere nella mia condizione un errore della natura (o magari mio), una vergogna da celare, una personalità da reprimere.
Non è facile riuscire in questo modo a sentirsi sicuri nell'ambiente che ti circonda: gli amici, i parenti, i colleghi. Chiuso tra mezze verità e segreti.
La famiglia è la colonna portante per un figlio, ma in questa maniera non si fa altro che accentuare il senso di emarginazione e di debolezza di un individuo.
E' ormai la quinta volta che rivedo 2 Volte Genitori.
E' la quinta volta che piango! Per l'ingiustizia dell'ignoranza e dell'orgoglio.
Per la paura insensata di perdere il rispetto della società, perchè ancora si pensa che avere un figlio gay è una vergogna per la famiglia tutta.
E purtroppo ci sono ragazzi e ragazze che soffrono situazioni peggiori della mia. Forse maltrattati, magari rifiutati, in alcuni casi sottoposti a cure.
Io mi chiedo se non sarebbe il caso di dire a questi genitori e anche ai miei, che pensanti responsabilità ricadono sui loro comportamenti e quanti dolori arrecano alla persona che dovrebbero amare di più al mondo.
più guardo questo documentario e più in me cresce la forza per dirgli tutto ciò, spero un giorno di farcela.
grazie
C.



Milano, 8 luglio 2009


Quando ho finito di vederlo ho pensato: "dov'è mia Madre? Io l'ho abbandonata!"
Giampaolo



Milano, 2 luglio 2009

Caro Claudio,
ieri sera, assieme al mio compagno, ho visto il tuo film al Mexico. Ero alla proiezione delle 22.00, e volevo ringraziarti per aver realizzato un film così bello, importante per il mondo gay, ma non solo. Due miei amici che lo avevano già visto a Milano alla rassegna di inizio giugno, hanno insistito perchè lo vedessimo anche noi e ieri sera sono tornati a vederlo pure loro.
Non ti nascondo che mi sono emozionato fino alle lacrime ascoltando le testimonianze dei genitori e nello stesso tempo mi sono divertito per alcune loro esclamazioni (fai sapere alla mamma di Carlotta che è un mito !! Le sue battute vengono già citate: "sono piena di cuspidi").
Geniale la trovata della candid alla Nanny Loy e quelle riprese intorno al tavolo (quelle in casa dei genitori delle due gemelle, scusa non ricordo il nome di tutti) mi hanno ricordato una delle più belle inquadrature di Interiors di Woody Allen (la scena delle sorelle intorno al tavolo); hai fatto percepire la tensione con quei silenzi e la tenerezza che si scioglie in quell'abbraccio.
Mi auguro che il tuo film abbia la giusta visibilità, non solo nei circuiti gay. Visto che rimane in cartellone al Mexico farò di tutto per pubblicizzarlo nel mio piccolo.
Se ti va gira pure questa mail a tutti i genitori-attori e dai loro da parte mia un forte abbraccio.
Cordialmente
Beppe



Milano, 2 luglio 2009

Ciao Claudio!
Grazie per questo necessario “Due volte genitori”!
Mi chiamo Franck, sono francese. Magari ci siamo già incontrati tramite una serata del Gruppo Pesce, sono l’ex fidanzato di Leonardo Mazzanti. E’ Leo che mi ha parlato con molto entusiasmo del tuo documentario che ho appena visto al cinema Mexico.
Mi è piaciuto molto. Trovo che il tono sia cosi giusto, delicato e sensibile. Bello accompagnare i genitori sul loro percorso, dallo choc di scoprire un figlio gay, fino alla loro accettazione. Bravo all’eccellente lavoro dell’Agedo che non conoscevo, i miei sono a Parigi. Bello ricordare che l’amore fa sempre trovare il coraggio, il modo di adeguare le cose.
Questa serata li, ha testimoniato una vicina del cinema dopo la proiezione. Era carino vedere che questa donna era capitata li un po’ per caso, perche segue con fiducia la programmazione del Mexico, che non viveva nessuna realtà gay ma quanto era stata sensibile all’umanità del tuo messaggio. Semplicemente una mamma solidale ad altre mamme.
Trovo che sia molto efficace presentare l’omosessualità per quello che è nel quotidiano, con naturalezza, simile a tutte le storie d’amore del mondo, ma con pregiudizi che complicano le cose davanti all’ignoranza provocata dall’ignoto. Ignoranza, parola chiave, è questo il nodo da sciogliere.
Interessante la crudeltà delle reazioni durante il Family Day. Ma, in Europa, è da più di 2000 anni di cultura cristiana che festeggiamo quotidianamente il culto della famiglia! Bisognava d’un giorno speciale? Che cosa hanno paura di perdere? Quale è la minaccia? In quale misura una coppia o famiglia omosessuale può togliere diritti? Bisogna svegliarsi ed andare avanti, esattamente come lo fa il mondo attorno a noi. Ovunque le famiglie si allargano inevitabilmente, in tanti modi diversi, ed è una ricchezza. Meno male, mi sembra che questo evento reazionario ed inutile sia sparito come era apparso, almeno che non interessa più nessuno.
Complimenti veramente a tutti quelli che hanno partecipato a Due volte genitori! Vi auguro tutto il successo meritato, ho visto che avete avuto un premio al Mix. A quando una programmazione nazionale in prima serata sulla Rai? Quale sarà il tema del vostro prossimo lavoro?
Grazie ancora.
Franck



Milano, 2 luglio 2009

Buongiorno Claudio,
mi chiamo William e ieri ho visto il suo film. Grazie per le lacrime e i sorrisi.
Sarebbe bello se da settembre il cinema mexico organizzasse delle matinees per le scolaresche.Molto bello.
Arrivederci.
William



Milano, 2 luglio 2009

S ono tornato 2 sere di fila alla proiezione del cinema Mexico, un po' perché è il cinema (glorioso) del mio quartiere, a cui posso arrivare a piedi, che proietta spessa film tanto straordinari quanto difficili da vedere (quindi è glorioso per la città), e un po' perché la notte dopo la prima proiezione i ricordi di quel che ho visto e quelle amate facce con espressioni così inesorabilmente umane, si sono tanto amalgamati ai miei sogni/pensamenti notturni da far diventare tutte le persone che compaiono nel tuo splendido documentario, amici. e poi naturalmente sono tornato anche perché ti voglio bene e ti stimo da anni, Claudio.
per ben 3 motivi dunque "2 Volte Genitori" era una cosa "di famiglia": e dovevo tornare alla proiezione, saltando magari la piscina.
se non bastassero i motivi, il simpatico papà Agedo presente tutte le sere assomiglia per misura nel modo di esprimersi a mio padre. sono stato per esempio educato da lui a rispettare le donne come esattamente uguali agli uomini, ed essendo nato nel 1959, da una famiglia non colta né abbiente... posso ben andarne orgoglioso
"2 Volte Genitori" è straordinario da diversi punti di vista: prima di tutto avvicina al difficile mestiere del genitore, e fa capire che è davvero un mestiere.
da bambini o adolescenti vediamo i genitori come scocciatori... adesso che abbiamo la loro età e potremmo quasi essere genitori a nostra volta, vediamo così che quei limiti -uno per uno- sono i nostri, o lo specchio dei nostri. quei genitori che faticano ad elaborare un approccio e a trovare un equilibrio verso l'omosessualità dei figli (che brutta parola, d'ora in poi cercherò di usare "amore") sono lo specchio delle nostra difficoltà. quando parlano di "deserto", di mancanza di ogni punto di riferimento rifanno a modo loro la faticosa strada che ciascuno di noi uomo che ama gli uomini o donna che ama le donna abbiamo dovuto fare. nel discredito, nell'indifferenza, nel buio o nella menzogna. non a caso chi fa più fatica sono le mamme delle ragazze e ancor più delle "maschie" che devono vincere oltre alla diffidenza/disprezzo/ostracismo anti-gay anche la misoginia o la condanna per la mancanza della cosiddetta "bellezza" femminile come oggetto di piacere maschile (viviamo a Papi-landia).
e poi "2 Volte Genitori" infrangendo il tabu del distacco dai genitori mette a nudo la vergognosa attitudine della chiesa cattolica romana che lascia temi così importanti avvolti nell'ignoranza o nella condanna solo per approfittarne ed estendere il proprio dominio.
per onestà, semplicità e voglia di capire, in queste 2 sere al Mexico non sembrava neppure d'essere in Italia.
ho visto apposta i 6 incontri col pubblico (a finale della prima proiezione, l'intro alla seconda e la chiusura di serata)... nessuna era uguale all'altra perché c'è ancora così tanto da capire e da imparare in questo campo, che più che campo è un deserto che iniziamo a bonificare.
ci sarà ben una ragione se i camion dei genitori dell'Agedo ai Pride passano tra gli applausi ininterrotti... e se diamo un posto nel calendario laico a Zapatero, anche una bella presenza (con icona) della Signora Dall'Orto ci sta bene.
la ragione per cui amiamo mamme e papà dell'Agedo e perché la loro presenza è una liberazione: abbiamo dei genitori da amare e loro si sento amati. fa paura dirlo, ma è così.
la notte scorsa sono stato folgorato da un fatto: quanta gente gay o lesbica si fa del male, con sesso brutto o promiscuo (soprattutto parlo degli uomini), vive istericamente, prende droghe o trova soddisfazione e autostima in modi bizzarri o autolesionisti PROPRIO PER MANCANZA D'AMORE?
di quell'amore semplice e naturale che -come dice la ragazza di Lecce o il papà di Catania- se non ricevi da chi ti ha generato, ti porterà a pensare d'essere "sbagliato". di quell'amore che ci renderebbe semplici, normali, perfino banali: cittadini come gli altri.
dunque grazie delle risate liberatorie che nel film scandagliano paure e paranoie, permettendo di rivivere i drammi individuali e collettivi ridimensionandoli e facendoli sciogliere come neve al sole.
è proprio la proiezione su grande schermo (come l'apparizione del carro Agedo nei Pride) che trasforma il momento in un'occasione di liberazione e crescita collettiva, che non sarebbe possibile ognunocol suo computerino e -ben che vada- chiusi nell'oeasi della propria famiglia.
Paolo



Roma, 29 maggio 2009

Care colleghe,
ieri sera ero alla proiezione del film "2 volte genitori", volevo raccontarvi quanto sono rimasta colpita da questo lavoro.
Una meravigliosa narrazione dei protagonisti, una verità emozionante che ha commosso la platea, incollando tutti alla sedia per due ore di documentario, che nulla ha del documentario, perchè forte ed intenso come un film con una splendida trama.
Qui però non c'era trama: è solo vita vissuta, senza filtri nè pudori i genitori a tratti si sono mostrati anche sciocchi o ignoranti, chi non lo sarebbe stato!
Lucia Bonuccelli, insieme al regista, è stata molto brava, il film è esaustivo, mai noioso, emozionante ed illuminante, hanno fatto un lavoro altamente tecnico ed immenso che li ha coinvolti per molti anni.
I protagonisti mi hanno insegnato molto, come mamma, come persona e come psicologa.
Professionalmente questo film mette in evidenza la potenzialità della condivisione, ma anche della narrazione (fondamentale iniziare a raccontarlo prima a se stessi, poi alla propria famiglia e poi al mondo intero) e della prevenzione, intesa come conoscenza, se solo se ne parlasse di più.
Avevo voglia di condividere con voi questa mia emozione e ringraziare attraverso questa mail per lo splendido lavoro fatto.
a presto Elisa



Roma, 25 giugno 2009
E' stato davvero bello ieri sera essere al Cinema "Nuovo Aquila" e vedere il film. Grazie a Facebook ne ho appreso la notizia. E' stato emozionante vedere mio padre intervenire nel pubblico e raccontare in breve la sua esperienza di vita come papà riguardo il coming out del proprio figlio. E' un film che mi auguro possa essere proiettato e visto da tante persone, genitori parenti e soprattutto nelle scuole. Complimenti davvero!
p.s. e ovviammente mi sono comprato il dvd
Andrea.



Roma, 28 maggio 2009

Ciao,
mi chiamo Andrea, sono uno studente, ho 25 anni. Ho visto il tuo film questa sera al cinema Nuovo Aquila, qui a Roma.
I miei genitori sanno della mia omosessualità da un anno. Gliel'ho detto al ritorno dal mio erasmus in Germania. Quando glie ne ho parlato probabilmente pensavo che il mio erasmus non fosse ancora finito. In Germania sono cresciuto tanto, non mi sono mai sentito così libero di essere me stesso come lo ero li. C'è stata molta incoscienza quindi, nel mio coming out. Non realizzavo che la favola crucca era finita.
Subito dopo la Germania sono venuto a finire gli studi a Roma, dove vivo da Ottobre.
Dopo il coming out, ero forse più sconvolto dei miei genitori: non ero più in Germania, l'erasmus era finito, io ero cambiato tantissimo ma l'Italia, la mia città, la mia famiglia, erano uguali a sempre e non lo avevo considerato. Era come se me ne fossi scordato. Non potevano capirmi prima e non potevano farlo nemmeno ora. Potevano acettarmi, rispettarmi, amarmi comunque. Potevano essere felici se io ero felice. Ma a me questo non è mai bastato, io non ho mai saputo cosa farmene del rispetto e dell'acettazione. E' sempre stato così, dal primo giorno che ho capito di essere omosessuale, a 12 anni.
Poi ho capito che se è vero che loro non possono capire è altrettanto vero che io sono l'unico che può spiegarglielo. Il coming out è diventato, allora, l'inizio di un percorso, il punto di partenza per cominciare a spiegare. Ho ritrovato questo nel tuo film: Il coming out come inizio di un percorso. Ho sommerso i miei genitori di libri, di film, di qualunque cosa potesse contenere una riposta alle loro domande. Ho messo a loro disposizione la mia esperienza di vita come se fosse un libro aperto.
Come si vede nel tuo film, la questione prettamente sessuale è quella più delicata: I genitori non riescono nemmeno ad immaginare un rapporto sessuale tra due uomini o tra due donne senza provare schifo. Immagino ! come pos sa reagire mio padre a pensarmi a letto tra le braccia di un uomo, magari mentre faccio il passivo.
Vorrei tanto che papà mi considerasse un uomo e non un frocio.
A questo proposito, mi ha colpito il discorso che hai fatto alla fine del dibatto sulla fluidità della sessualità e sulla totale incorrispondenza delle categorie sessuali con la realtà dei fatti.
La mia esperienza personale mi da continue conferme di quanto sia inesatto e sbagliato dividere il mondo in omosessuali ed eterosessuali ed eventualmente bisessuali. Hai fatto un discorso esemplare che condivido in ogni suo punto. Peccato che fossero rimasti solo quattro gatti ad ascoltare.
Io, di questa fluidità, non riesco a parlarne con nessuno. Le poche volte che ho provato a farlo sono stato sempre bollato come quello che non si accetta per quello che è. Trovo che l'unica cosa che molti omosessuali sanno accettare con serenità, è la loro condizione di emarginati. Come se questa fosse stabilita biologicamente. Mi piacerebbe confrontarmi con te su queste cose. Discuterne, sapere come sei arrivato a tali conclusioni e come pensi si possa parlare ad altri di queste cose, o meglio come si possa convincerli della veridicità di questa tesi. Spesso i tabù sono così forti e radicati da rendere ceco e bigotto anche l'uomo più razionale e intelligente. Spesso, invece, nei dibattiti con amici o conoscenti, mi trovo privo di argomenti per smontare pezzo pezzo le loro tesi sulla nostra diversità sessuale e per sostenere la mia e credo anche la tua tesi, seconda la quale non saremmo diversi proprio da nessuno. Secondo la quale non c'è nessuna diversità. Sono piuttosto loro che sono culturalmente limitati. Perché il problema non è biologico, ma culturale! Almeno credo.
Io ho mille domande, mille dubbi ma il mondo gay non vuole saperne delle mie incertezze. Di questi miei dubbi, nel mondo gay, non si riesce a parlare. C'è una sorta di tabù su tutte quelle cose che non ridanno, su tutte le domande e su tutte le ! paranoie legate all'omosessualità. Nel mondo gay non ci si può mettere in discussione, non ci si può interrogare. Nel mondo gay si deve solo accettare e se qualcosa non ti ridà è perché non sei in grado di accettarti per quello che sei. Detesto questo modo di ragionare o meglio di non ragionare. L'ho sempre detestato ed è sempre stato uno dei motivi che mi hanno tenuto lontano dall'ambiente gay.
Ad esempio Povia nella sua canzone, riporta, secondo me, un periodo in cui molti di noi sono passati. Io stesso ci sono passato. Le conosco bene le paturnie sul padre assente eccetera eccetera. Che ci voleva a dire che quella è la storia di tutti o per lo meno di moltissimi? E non, come sosteneva Povia, di un tale Luca che non è mai stato gay! Motivo per cui la canzone non parlerebbe affato e dei gay e non li discriminerebbe affatto! Che ci voleva a dire che da quelle paturnie si può uscire, che si può andare oltre? La linea di difesa di Grillini e Mancuso è stata, invece, che i gay e le lesbiche italiane sono tutti felici! Che è un pò come dire che gli omosessuali nel calcio non esistono!
Io voglio essere capito e non solo accetato come diverso perché non mi sento tale. Forse cercare delle risposte a certe domande potrebbe anche permetterci di superare quello schifo che un padre prova nel pensare suo figlio a letto con un altro uomo.
Con stima
Andrea



Mantova, 12 maggio 2009

Claudio ciao,
martedì sera ero fra il pubblico del Cinema del Carbone. Finito il film o meglio, da quando hai finito il tuo intervento, c’è una frase che mi sta risuonando nella testa: “Non sprechiamo la vita…” hai detto e come è vero, quanto è vero!
Poi, istintivamente ho voluto acquistare due copie del tuo documentario. Potrai immaginare anche il perché o meglio, il motivo, che credo sia comune a quanti, a Mantova o in altre città, hanno visto il film ed hanno ancora una sorta di conto aperto… con i genitori, conto molto spesso nascosto sotto falso nome, quei nomi che tu stesso hai detto: l’età, la paura che stiano male, che non capiscano…
Quello che più mi ha colpito di quello che hai detto (e sarebbe bello poterlo leggere da qualche parte, come dire, averlo non solo sentito e fatto proprio in quel momento ma poterlo rileggere per se stessi o per dirlo ad altri) è che rendendo partecipi i tuoi di una cosa così, che alla fine ci si rende conto che si è stati male per un qualcosa che non c’è, che non esiste, per un niente, vuol dire riuscire ad essere completamente trasparenti con chi ti ha amato e continuerà a farlo e io, a questo non ci avevo mai pensato anche se l’idea, da qualche tempo ritornava.
Insomma un po’ ho pensato molto a quanto hai detto, un po’, il resto, l’ha fatto il film.
Una delle mie intenzioni era quello di far vedere ai miei “Improvvisamente l’inverno scorso” per far vedere come è “normale” volersi bene anche se si appartiene allo stesso sesso e quanta ignoranza c’è in giro. Ora credo che ci potrebbe essere una… doppia visione, per mostrare poi come, la loro reazione, il loro primo pensiero, che sia di senso di colpa o di qualcosa di più grane di loro, è lo stesso identico pensiero che tanti altri genitori hanno avuto prima di iniziare a fare poi spazio alla comprensione o meglio alla consapevolezza che non c’è mai stata una linea di demarcazione netta, un “prima o avanti” G.… No, la persona che hanno davanti è la stessa di prima, così come le cose che uno fa. Quello che veniva fatto prima viene fatto come sempre con l’aggiunta di una notizia in più, non un pregio o un difetto ma con un dato di conoscenza… in più.
Ti dicevo delle due copie. Una per la mia famiglia (e anche in qualche modo per dire in un modo tangibile grazie per il lavoro che avete fatto, come fosse un contributo (anche se so che in genere i finanziamenti servono prima ma è bello pensare che potrebbero far parte di una ipotetica cassa, per essere investiti in un nuovo progetto, altrettanto proficuo). L’altra era, è per il mio compagno o meglio per sua madre, la quale, in un periodo di (nostre) vacanze si è comportata nel modo peggiore possibile: ha violato la sua stanza da letto, i suoi cassetti, l’armadio e tutto ciò che era possibile violare per avere una traccia, una informazione (o la conferma) che la persona con cui il proprio figlio si vedeva da due anni era un altro… uomo. Non ti dico il suo ritorno a casa, l’accoglienza, le offese urlate come io fossi un porco e l’ordine categorico che non mi doveva più vedere.
E per contro la reazione assolutamente pacifica ed indifferente del figlio…
Ho visto poi che una delle prossime tappe del film sarà nella loro città: bello sarebbe se lui la convincesse a venire, una sera così tanto per fare qualcosa di diverso, al cinema per scoprire ben altro di un normale film. Sono convinto che lei stessa tornerebbe a casa arricchita, consapevole che il proprio figlio non è un alieno, non è un mostro, che nemmeno io lo sono: si tratta “solo” di sentimento, ne più ne meno un sentimento che ora c’è, che potrebbe sparire o diventare ancora più solido ma che, in modo definitivo riesce a farle capire che lui è sempre lo stesso figlio che ha avuto, con gli stessi pregi e difetti. Anzi no, forse nemmeno questo la smuoverebbe dalle sue posizioni.
Questo vale anche per me e per la mia famiglia… Fortunatamente però so (senza averne la certezza) che poi mi direbbero d’averlo sempre saputo, come hanno fatto gli amici (etero) a cui l’ho detto e che mi hanno risposto dicendo che è una caratteristica come quella di essere biondo o castano. Rimangono comunque tante difficoltà, tanti luoghi in cui continui ad essere un fantasma: non esisti e basta. O meglio ci sei “fisicamente” ma non esisti alla fine se non puoi ancora permetterti di dire di essere stato con il tuo ragazzo al cinema, in vacanza o a cena. La cosa dolorosa è che anche quelli della mia età anzi dalla mia in giù fino ai 35/38, hanno molte resistenze e fanno fatica nel comprendere che hanno un amico gay e che è lo stesso di quando non lo sapevano.
Mi piace sperare che sia diverso per quelli più giovani ma questo è un altro discorso.
In un ambiente di lavoro come il mio sto facendo qualche piccolo passo: alcuni colleghi lo sanno, ho sulla borsa la pin di “Milk” (e così ti chiedono cos’è), ho la cartolina della giornata contro l’omofobia fra quelle esposte…
Non so se sono riuscito alla fine a scrivere qualcosa di sensato…
E comunque, grazie. Grazie per il lavoro svolto, per come l’hai svolto, per quello che hai detto e per la serata, sicuramente importante, di martedì.
G.



Rovigo, 16 maggio 2009

Ciao,
lascio queste due righe per commentare il film che ho visto insieme con altri miei amici sabato 16 maggio.
Il film mi è piaciuto molto, finalmente ho visto una realtà che non avevo mai conosciuto, stando da questa parte della barricata.
Mi ero fermato a discutere brevemente col regista ma era già tardi e sono dovuto scappare. La questione che avevo alzato era la difficoltà di comunicare con dei genitori che magari, per estrazione sociale, non hanno la dialettica o l’apertura mentale per comunicare, vuoi via lettera o via discussione “ seria”.
A dire la verità non ho grandi speranze con i miei. Lo hanno saputo circa 2 anni fa. Mia mamma all’inizio mi aveva consigliato di andare da uno psicologo e pure il prete del paese con cui mi ero confidato me lo aveva suggerito anche se in maniera pacata. Dopo un appuntamento non ci sono più andato: non avevo né la voglia né i soldi né il tempo per uno psicologo. Mi sento a posto così. Le cose si sono un po’ appianate. Mia mamma conosce chi attualmente frequento e anche mio padre l’ha conosciuto, anche se di sfuggita. So che non sono certo d’aiuto alla causa, che dovrei cercare un dialogo su questi argomenti in famiglia, ma a dire la verità di discussioni e argomenti non ce ne sono mai stati in famiglia e non ho voglia di iniziare adesso.
Comunque ti confermo il mio voto positivo per il film, e guarderò anche l’altro tuo documentario “nessuno uguale”.
Un saluto e spero di partecipare ancora a una delle tue serate, ciao!



Ferrara, 4 aprile 2009


Grazie.
Sono da poco tornato a casa, dopo la proiezione del tuo film “Due volte genitori”. Il dvd in mano, la mente rivolta a riafferrare le sensazioni provate durante la visione, gli occhi che di nuovo devono sforzarsi per trattenere qualche lacrima. E’ stata un’esperienza forte. Ho capito molte cose.
Ormai sono passati più di due anni da quando, un po’ per caso, un po’ perché era giunto il momento, ho detto ai miei familiari della mia omosessualità. Non avevo ancora avuto nessuna esperienza vera, ma avvertivo già da tempo il bisogno di renderli partecipi di questo mio essere. Finalmente ero riuscito ad accettarmi, ma prima di vivere da omosessuale avevo bisogno che loro sapessero. Quante lettere ho scritto con la mente, immaginandone la consegna, la lettura, la reazione. E quante volte mi sono arreso, scoraggiato dai messaggi di omofobia che arrivavano dal mondo esterno e talvolta da parte dei miei stessi genitori. Eppure un frutto maturo prima o poi deve cadere, e così, quando mi fu rivolta la domanda, risposi. Sì, sono gay.
Le loro domande, i miei tentativi di risposta, le lacrime, il loro dolore causato dall’esser stati messi improvvisamente di fronte a una realtà incomprensibile, inaccettabile, impossibile. E poi i sensi di colpa che affiorano, i “dove ho sbagliato”, “ma allora che madre sono stata”, “che padre sono stato”. E’ straziante vedere un genitore che si contorce in questi interrogativi. Vedere mia madre in tutta la sua fragilità, completamente sprovvista di punti di appoggio, impreparata ad affrontare un enigma più grande di lei. Lei che ha sempre avuto grande fede in Dio, lei che mi ha sempre amato, lei, con la sua indole un po’ bambina, improvvisamente scaraventata su un campo di battaglia, lei e il suo essere madre. Non avevo risposte alle sue lacrime. Non avevo altra risposta che abbracciarla forte.
Ero stato io a trafiggerla, lei soffriva per causa mia. Ma con cosa l’avevo trafitta? Che colpa avevo commesso? Non avevo semplicemente cercato di essere sincero? Non avevo semplicemente detto ciò che ero? Il mio e il loro dolore a confronto. Per far cessare il loro dovevo rinnegare me stesso. Impossibile. Scattò l’autodifesa, divenni insensibile alla loro sofferenza e, determinato, partii per la mia strada, cominciando a prendere confidenza con il nuovo me stesso.
Studio lontano da casa mia, torno poco. Vedo i miei genitori una volta al mese, più o meno. A volte si ritorna sull’argomento, soprattutto con mio padre. Io cerco di spiegare, ho abbassato la guardia, mi sforzo di essere meno duro, ma le posizioni non sono cambiate di molto. Loro sono sempre nello stesso dolore, ancora vivissimo.
Caro Claudio, il tuo film mi ha dato una scossa. Mi sono messo a pensare a come sono trascorsi questi due anni dopo il mio coming out. Come posso immaginare che la situazione tra me e i miei genitori cambi se il mio unico sforzo consiste, quando capita, nel rispondere brevemente alle loro domande? C’è tutto un mondo che io devo far loro conoscere, ma soprattutto c’è un bagaglio di affettività da riportare a galla. Devo far loro capire che io ci sono ancora, che non mi hanno perso e che ho voglia di vederli felici.
E’ per questo che appena finita la proiezione sono corso a procurarmi una copia del tuo film. E’ per questo che non appena li vedrò chiederò loro di guardare il dvd. Li ho lasciati troppo tempo soli nel loro dispiacere. Non voglio perderne altro.
Ancora grazie, Claudio. Mi hai dato le parole giuste, le immagini, i volti e le storie da portare a mia madre e mio padre. Fare coming out non può essere solo togliersi un peso dal cuore scaraventando la propria verità addosso a qualcuno. E’ un percorso da fare insieme.
E.



Brescia 4 febbraio 2009

Cosa ne pensano del film una squadra di calcio di donne e il loro allenatore? Ecco i commenti arrivati a Cristina, una delle protagoniste del documentario, dopo la proiezione di Brescia.

Ciao Cri, anch'io mi unisco al ringraziamento della squadra per la serata di mercoledì. Il documentario mi ha colpita molto, e mi ha fatto proprio riflettere, soprattutto su giudizi e pregiudizi della nostra società verso gli omosessuali (e, in generale, verso chi non è uguale a noi in tutto e per tutto!). Spero davvero che riesca a raggiungere la visibilità e lo spazio che merita... forse, prima ancora degli omosessuali, sono gli eterosessuali ad avere bisogno di un film così! :)

Grazie mille a Cristina per la bellissima serata. Sono stato molto contento che ci fossero presenti anche altre 11 giocatrici della squadra.

Il film/documentario è stato davvero commovente ed è soprattutto incredibile pensare che sia riuscito a trattare così bene di un argomento complesso risultando però anche divertente.

Anche a me è piaciuto moltissimo il film! Anche perché ha toccato argomenti delicati e profondi ma allo stesso tempo è stato divertente!!

Ciao Cri, sono appena arrivata a casa e mentre facevo il mio viaggio di ritorno in macchina mi è venuta voglia di scriverti... voglio semplicemente dirti che il film mi ha colpito molto, mi ha divertita, mi ha commossa, mi ha riempito il cuore... sono stata felice di aver condiviso questa serata, ma soprattutto sono felice di aver condiviso con te la tua intimità.... grazie Avevo voglia di dirtelo. Ci si vede in campo!

Grazie mille per questo film. Mi ha fatto pensare al rapporto difficile con mio padre, alle incomprensioni mai chiarite e al coraggio che ci vuole a prenderle in mano e a far si che si risolvano.



Napoli, 13 febbraio 2009

Sono una mamma anch'io, mio figlio è eterosessuale ma io ho sempre pensato che non avrei avuto nessun problema se mi avesse confidato di essere gay, perchè credevo di non avere pergiudizi su questo. Invece ho pianto per tutto il film, sono sconvolta perchè mi sono resa conto che chissà quante volte, e per molto molto meno non ho saputo ascoltare mio figlio e l'ho ostacolato nell'essere sè stesso.
Francesca


Torino, 26 febbraio 2009 - da ASAI

Caro Claudio,
come promesso ti invio le foto scattate ieri alla proiezione. Ne approfitto per ringraziarti perché è davvero stata una serata intensa, il film è molto molto bello, ben fatto, curato, interessante, ricco di stimoli....un ottimo materiale per cominciare a lavorare su se stessi e (per noi educatori) uno strumento utilissimo per lavorare con i ragazzi e le famiglie. Grazie a te e alle famiglie che "ci hanno messo la faccia".
Sara



Pinerolo, 20 novembre 2008

GRAZIE CLAUDIO - GRAZIE AGEDO
Chi è stato mercoledì 19 a Torino al Cinema Ambrosio per la proiezione del film "Due volte genitori" ha vissuto una serata di altissimo valore culturale in un ampio locale stracolmo di gente. Il percorso dei genitori che scoprono di avere un figlio o una figlia omosessuale è "riportato" dalla viva voce e dal racconto diretto dei protagonisti in modo che definirei puntuale, profondo, coinvolgente. I passaggi, gli sconcerti, le paure, le disperazioni, le emozioni..... tutto viene intrecciato con realismo, senza cedimenti retorici. Siamo così in possesso di uno strumento filmico straordinariamente valido ed efficace per essere ponte di comunicazione con il grande pubblico al quale bisognerà far giungere questa pellicola. Il regista Claudio Cipelletti, ancora una volta, ha dato prova di una capacità difficilmente eguagliabile con un lavoro fine, profondo, che tiene sveglia l'attenzione dall'inizio alla fine.
Grande merito di questa iniziativa, sostenuta dalla Regione Piemonte, va riconosciuta all' AGEDO, l'associazione di genitori, parenti e amici di omosessuali che in parecchie città italiane svolgono un lavoro volontario di accoglienza, di ascolto e di confronto con i genitori che vengono a conoscenza di avere un figlio o una figlia omosessuale.
Ho partecipato con gioia a questa serata e, nel porgere un saluto ed una riflessione, ho proposto di sostituire nelle parrocchie della diocesi la messa di mezzanotte con la proiezione di questo film. Credo che sarebbe una scelta che ravviverebbe le comunità cristiane che da anni sonnecchiano e aprirebbe un vivace dibattito nella chiesa.
In ogni caso, care amiche e cari amici, dabbiamo impegnarci a far girare questa pellicola che non fa parte dei circuiti ufficiali, interpellando gestori laici di sale, centri culturali, momenti associativi, gruppi, comunità.
Tra montagne di banalità e di idiozie, in un clima culturale dove prevale il pregiudizio, opere come questa dicono che davvero merita lavorare in positivo e con grande fiducia.
Pubblicato da don Franco Barbero
 


© 2009 - Claudio Cipelletti per Agedo